Fu il primo “gigante” della pallacanestro sandonatese:
era alto 206 centimetri;
giocava nel ruolo di ala-pivot; morì in un incidente stradale nel 1986 a soli 29 anni.
Nato a San Donà il 22 gennaio 1957, fu avviato al basket appena tredicenne
da Giambattista Ferrari,
allora allenatore delle squadre giovanili; fece rapidamente enormi progressi
tanto da attirare l'attenzione degli gli osservatori dei maggiori Club della Serie A dell’epoca.
Giocò nel San Donà per 3 anni, fino alla categoria Cadetti e arrivarono
a visionarlo Rubini e Gamba del Simmenthal Milano, Corsolini
della Forst Cantù ma alla fine se lo aggiudicò la REYER Venezia,
dove si trasferì nella stagione 1972/73.
Alla corte di Tonino Zorzi fu convocato nelle squadre Nazionali Allievi
e Juniores, quindi esordì in Serie A dove disputò diverse stagioni distinguendosi
per l’ottimo tiro dalla distanza.
Nel 1979/80 passò al Chieti, in serie A2, e qui cominciò il suo calvario
a causa di un infortunio mal curato col cortisone.
Cominciò a ingrassare e a perdere mobilità tanto che nell’ultimo
anno giocato in serie C1 col Pordenone aveva ormai perso, nonostante la ancor giovane età,
la brillantezza degli anni precedenti.
Tenace com’era non si arrese alle difficoltà e prese una decisione
che all’epoca fece notizia passando dalla pallacanestro al rugby ed esordendo
in Serie A col Fracasso San Donà, dove la sua stazza e la sua altezza
risultarono utili nelle mischie e nelle touches.
Si distinse anche per l’umanità e l’abnegazione come tecnico delle squadre
giovanili sia del rugby che del minibasket... fino alla tragica serata
del 1986 in cui, al rientro da un allenamento, perse la vita in un incidente
stradale all’incrocio tra via Zane e via del Centenario.
A Guido Barbazza è stato intitolato il Palasport di San Donà di Piave.