Storia di San Donà
attraverso documenti, foto e cartoline

1920

Scandalo! Corruzione di minorenni

AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE SCOLASTICA DI VENEZIA
N. 2273 Venezia, 9 Maggio 1920

On. Sig. COMMISSARIO PREFETTIZIO
S. DONA’ DI PIAVE

Prego la S.V. Ill. di farmi conoscere il modo con cui fu provveduto a riparare alla deficienza di latrine per le scuole del Capoluogo.
Con rispetto.

Il R° Provveditore
A Battistella


Effettivamente non si potevano lasciare le scuole senza latrine. Lo stesso giorno, e con tono del tutto diverso, il Regio Provveditore agli studi inviava anche un telegramma. Gravi notizie erano giunte, tramite l’ispettore scolastico Francesco Bettini – e a lui da una maestra di San Donà – al Regio Provveditore agli Studi, professor Battistella, che provvide ad avvisare il Commissario Prefettizio di San Donà.


(Busta 21 anno 1920 “Corruzione di minorenni” Cat. 15 Cl. 8 Fasc. 5)

TELEGRAMMA – ESPRESSO DI STATO
Ministero di Pubblica Istruzione

AUTORITÀ MITTENTE
R° PROVVEDITORATO AGLI STUDI – Venezia Giorno 9 Mese 5 Anno 1920
N.° 2291
Giungono a questo Ufficio voci – che devo ritenere rispondenti al vero – di tentativi di corruzione che si vanno verificando nelle scuole a danno delle alunne più grandicelle. Prego la S.V.Ill. di verificare se essi sussistono di fatto, e di far allontanare subito, per misura precauzionale chi abita nelle piccole baracche di legno che sono di fronte a quelle delle scuole.

IL R° PROVVEDITORE
A Battistella


Il Commissario Prefettizio Ronchi, in quell’Ufficio da poco e che lì per poco sarebbe rimasto, ma cui tutto cadeva in capo in quel momento, provvide subito, tramite il segretario Livio Fabris, a sentire le maestre e ad avvisare i Carabinieri. Il segretario, preso un foglio con l’intestazione municipale, trascrisse con linguaggio ufficiale la deposizione della maestra Anna Bagnolo


Municipio di San Donà di Piave

San Donà di Piave, 11 maggio 1920
La Signorina Anna Bagnolo in seguito a richiesta fattale dal Segretario Fabris, dichiara che la Sig.ra Striuli Fabbricatore Edvige, verso mercoledì o giovedì della scorsa settimana avvertì che alcune alunne della scuola, e fra queste anche sua figlia, si sentivano a disagio per il fatto di dover soddisfare ai propri bisogni corporali all’aperto, e soggiunse inoltre che un certo giovane con occhiali, non meglio identificato, si fermava molto frequentemente ad osservare dette alunne, e ad una di esse fece proposta di seguirlo mostrando un biglietto da 100 lire.
La Signorina Bagnolo dichiara inoltre…

Giunto al margine del foglio, il segretario Fabris prese un altro foglio intestato

Municipio di San Donà di Piave

In seguito a richiesta del Signor Segretario circa i tentativi di corruzione delle alunne di queste scuole comunali posso riferire quanto segue:
Avendo inteso da parte delle alunne della mia scuola che quando vanno per bisogni corporali, e per essere all’aperto, sono vedute da questo che si trova nel cortile, facendomi il nome di un certo Rizzo, che abita nel cortile stesso, ho tosto provveduto in modo di mandare fuori due per volta, di maniera che una possa vigilare l’altra.
Domenica u.s., essendo stati richiesti, da un padre di famiglia, se mi consta che vi siano atti di corruzione […] in seguito alla mattina di cui sopra rivolse preghiera ai genitori di due delle mie alunne perché cercassero di appurare e specificare meglio cosa poteva esserci di vero circa i fatti di cui era venuta a conoscenza.
In segno di conferma si firma

Anna Bagnolo


Il commissario prefettizio Ronchi provvedeva intanto ad avvisare la locale stazione dei Carabinieri.

Municipio di San Donà di Piave

San Donà di Piave, 11 maggio 1920

Egr. Sig. Comandante la Stazione dei RR.CC.
S. Donà

Il R. Provveditore agli studi con telespresso 9 corr. N.2291, mi scrive quanto segue:
«Giungono a questo Ufficio voci – che devo ritenere rispondenti al vero – di tentativi di corruzione che si vanno verificando nelle scuole a danno delle alunne più grandicelle. Prego la S.V.Ill. di verificare se essi sussistono di fatto, e di far allontanare subito, per misura precauzionale chi abita nelle piccole baracche di legno che sono di fronte a quelle delle scuole.»
Prego la S.V. di voler procedere ad opportune indagini per stabilire le eventuali responsabilità e denunciare i colpevoli.

Il Commissario
Ronchi


Il giorno successivo, il segretario comunale convocò nella baracca che fungeva da Municipio anche la signora Fabbricatore Striuli, chiamata in causa dalla maestra Bagnolo. La signora Striuli faceva i nomi.

Municipio di San Donà di Piave

San Donà di Piave, 12 maggio 1920 La Signora Edvige Fabbricatore Striuli in seguito a richiesta, dichiara: “Mia figlia Giovannina di anni 15, mi ha più volte riferito che quando le alunne delle scuole si recano all’aperto a soddisfare ai propri bisogni, si vedono inseguite da un giovane con occhiali, che crede si chiami Rizzo, il quale ha fatto atti sconci davanti alle alunne ed ha offerto 100 lire ad una bambina, forse certa Baradel, perché lo seguisse. Questi fatti durano da circa due mesi.” Edvige Striuli

Grave? Non grave? Lo si sarebbe appurato. In ogni caso tutto originava dal fatto che non c’erano latrine pubbliche, anzi, dal fatto che il Ministero delle Terre Liberte tardava nella costruzione delle latrine pubbliche. La gente la faceva ovunque, e i poveri alunni della scuola dovevano accomodarsi fuori della baracca scuola, all’aperto, tra le macerie degli edifici distrutti non ancora portate via. Non sarebbe stato male sollecitare l’Ufficio Tecnico del Ministero delle Terre Liberate, l’ente dotato di capacità di spesa che in quel momento si stava occupando della ricostruzione di tutti i servizi indispensabili alla popolazione.

Spett. Ufficio Tecnico Ministero TT.LL. Gruppo di S. Donà In esecuzione della deliberazione 29 Aprile 1920 N.1130 ratificata dal R. Prefetto il 14 Maggio corr. Al N.10196 Sanità, rivolge preghiera a codesto Spett. Ufficio di provvedere alla costruzione di 20 gruppi di latrine provvisorie per baraccamenti, avvertendo che quest’amministrazione rinuncia alla diretta esecuzione di tale lavoro per mancanza di mezzi. Unisco alla presente copia della deliberazione sopra indicata. S. Donà, 15/5/920 Il Commissario Prefettizio

Ma chi aveva riferito al provveditore le voci di presunti tentativi di corruzione? Ritenendo che si fosse montato un caso e la si fosse fatta fuori dal vaso (mai metafora rimante risultò più azzeccata), il Commissario prefettizio decise di comunicare al Provveditore agli studi che le voci parevano appunto tali, e in ogni caso aveva informato la locale stazione dei Carabinieri.

Municipio di San Donà di Piave

Riservata San Donà di Piave, 15 maggio 1920

Ill.mo Sig. Provveditore agli studi
Venezia

Con riferimento al telespresso 9 corr. N. 2291, informo la S.V. Ill.ma che ho provveduto ad una inchiesta dalla quale finora non è emerso alcun fatto positivo che possa provare i tentativi di corruzione di cui è cenno nel telespresso stesso.
E poiché la S.V. ritiene rispondenti al vero le voci giunte a codesto Provveditorato, la pregherei a volermi indicare i fatti che la indussero a tale giudizio.
Colgo l’occasione per informare la S.V.Ill.ma che ho rivolto preghiera alla locale stazione dei R.R. Carabinieri di procedere ad opportune indagini per stabilire le eventuali responsabilità e denunziare i colpevoli.
Informo inoltre che per assoluta mancanza di ricoveri non mi è possibile aderire alla richiesta contenuta nella seconda parte del telespresso sopra citato.

Il Commissario


All’insaputa del Commissario prefettizio, anche l’arciprete Saretta era stato informato dall’ispettore scolastico Francesco Bettini delle voci e dei presunti tentativi di corruzione di minorenni. E L’Arciprete aveva provveduto in proprio a dotare la scuola di un cesso riparato, venendo però stoppato dall’Amministrazione comunale, che lo invitava a spiegare da dove nascesse la sua iniziativa.

CHIESA ARCIPRETALE
DI
S. MARIA DELLE GRAZIE
IN S. DONÀ DI PIAVE

Ill.mo Signor Commissario Prefettizio
di S. Donà di Piave

In data 9 corr. ricevevo dall’Amministrazione Scolastica Provinciale di Venezia una lettera, a firma del Prof. Bettini, nella quale mi si pregava di provvedere perché non si tendessero insidie alle alunne, “mancando le latrine del capoluogo”. L’invito a provvedere era stato rivolto anche a cotesta Spett. Amministrazione Comunale, perché mi consta che il Signor Segretario Comunale ha fatto un sopraluogo proprio in questi giorni. Ma bisognava provvedere subito qualchecosa e le maestre furono da me perché, in attesa dei lavori promessi dal Municipio, venisse tolto, provvisoriamente, in qualche modo, lo sconcio.
Offrii loro quanto potevo, un operaio e alcune tavole per improvvisare una rustica latrina.
Stamattina il Signor Pietro Camolese [NdC. Il responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune] a nome del Signor Commissario Prefettizio, senza preamboli, m’invitava a ritirare l’operaio che lavorava fin da ieri. Ho risposto che l’operaio era per le maestre e non per il Municipio, al quale non intendevo affatto di fare la concorrenza.
Più tardi l’operaio è stato licenziato dallo stesso Signor Camolese a nome del Municipio.
Non mi dispiace la cosa ma il modo. Sono certo che ella. Ill.mo Signor Commissario, comprenderà le ragioni per cui non so spiegarmi tale trattamento, per lo meno scortese.
Mi creda, con sensi di profondo ossequio

Devotissimo
Monsignor Luigi Saretta Arciprete
S. Donà, 19 – V – 20


Da questo momento il commissario Ronchi sembra sparito e tutta la faccenda venire in capo al vice commissario Bastianetto, al quale, leggendo la risposta di Saretta, saltò quasi la mosca al naso e non riuscì a trattenersi dallo scrivere al Provveditore agli studi. Ma come? Si bypassava la catena gerarchica delle amministrazioni e ci si rivolgeva all’arciprete?
In realtà vi era stato un fraintendimento: l’ispettore scolastico Bettini, venuto a conoscenza da una delle maestre dei “tentativi di corruzione”, oltre ad avvisare il suo superiore aveva anche scritto a monsignor Saretta ma a titolo personale, da cittadino a cittadino; ma questo Saretta o non l’aveva inteso o non ci aveva fatto caso; per cui, dalla sua risposta, il vice Commissario Bastianetto aveva arguito che pure l’arciprete, e in maniera ufficiale, fosse stato investito dall’Amministrazione provinciale del problema delle insidie tese alla bambine. Il vice Commissario prefettizio Bastianetto non poté esimersi dal chiedere spiegazioni al Provveditore agli studi.

Municipio di San Donà di Piave

N. 1284 San Donà di Piave, 21 maggio 1920
Ill.mo Sig. Provveditore agli studi
Venezia Monsignor Luigi Saretta, arciprete di questo Capoluogo, mi comunica che in data 9 corrente ha ricevuto dall’Amministrazione Provinciale di Venezia, una lettera a firma del Sig. Prof. Bettini, nella quale lo si pregava di provvedere perché non si tendessero insidie alle alunne mancando le latrine delle scuole.
E poiché quest’amministrazione aveva già disposto per la costruzione di cessi per le scuole, prego la cortesia della S. V. Ill.ma a volermi indicare quali ragioni consigliarono codesto Ufficio a rivolgere tale preghiera all’egregio Arciprete Sig. Prof. Saretta, il quale diede inizio a lavori che dovevano essere fatti da questa Amministrazione, dando così luogo ad uno spiacevole conflitto di competenze.
Attendo dalla cortesia della S.V. Ill.ma un cenno di riscontro,

Con osservanza
Il Commissario Bastianetto


Prima che l’Amministrazione scolastica provinciale avesse occasione di approfondire l’origine dell’intervento del signor Bettini, il provveditore agli studi aveva già risposto al Commissario prefettizio di San Donà, ribadendo essenzialmente la richiesta di costruire latrine per gli scolari e di allontanare gli occupanti delle baracche presenti nel recinto delle baracche scuola.

AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE SCOLASTICA DI VENEZIA

n°2400 Venezia, 22 Maggio 1920 RISERVATA

On. Sig. COMMISSARIO PREFETTIZIO
S. DONA’ DI PIAVE

Nessun fatto positivo è stato rivelato a questo Ufficio e nessun nome di persona colpevole è stato precisato. La S.V. però, rivolgendosi alle maestre Balasso e Bagnolo, potrà essere assicurata che indizi di tentativi di corruzione ce n’è, e che se non sarà provveduto a tempo a togliere le occasioni dovranno essere lamentati mali maggiori fin qui, io spero, facilmente evitabili. Ragazzi e ragazze devono soddisfare ai loro bisogni nelle ore di scuola: è forse morale che lo facciano all’aperto e in luogo accessibile a tutti?
Nelle due piccole baracche di fronte a quelle delle scuole abita gente che non ha niente a che fare con gli alunni, gente che io desidero venga allontanata. Ripeto per ciò che è necessario – per misura di precauzione – provvedere allo sgombero delle baracche medesime; costruire alcune latrine (anche per igiene e per pubblico decoro) e impedire a chiunque l’accesso alla zona in cui sono aperte le scuole durante le ore di lezione e di ricreazione.
Con osservanza

IL R° PROVVEDITORE
A Battistella(?)


Nel frattempo cercò di capire a quale titolo si era mosso l’Ispettore scolastico signor Bettini. Il vice commissario Bastianetto, forse sentendosi in difetto per non aver approfondito le testimonianze delle maestre, si rassegnò a interpellarle nuovamente, e, in maniera velata, le invitava a evitare di propalare voci che potessero generare inutilmente scandalo e preoccupazione; se davvero sapevano qualcosa, che andassero a dare ragguagli significativi ai Carabinieri per il proseguimento delle indagini.

Municipio di San Donà di Piave Riservata San Donà di Piave, 26 maggio 1920 Eg. Sig.na Balasso Emma Bagnolo Anna Con lettera 9 corr. 42291 il R. Provveditore agli studi mi scrive quanto segue: «Giungono a questo Ufficio voci – che devo ritenere rispondenti al vero – di tentativi di corruzione che si vanno verificando nelle scuole a danno delle alunne più grandicelle.» – e con successiva lettera 22 corr. N. 2400, in seguito a mia richiesta, lo stesso R. Provveditore mi scrive: «Nessun fatto positivo è stato rivelato a questo Ufficio e nessun nome di persona colpevole è stato precisato. La S.V. però, rivolgendosi alle maestre Balasso e Bagnolo, potrà essere assicurata che indizi di tentativi di corruzione ce n’è, e che se non sarà provveduto a tempo a togliere le occasioni dovranno essere lamentati mali maggiori fin qui, io spero, facilmente evitabili.» In seguito a quanto sopra, avverto la S.V. che ho incaricato la locale stazione dei R.R. Carabinieri di procedere ad opportune indagini, ma per dare a tale Autorità una traccia che serva di guida per l’ulteriore ricerca, la prego, nell’interesse della scuola ed a tutela della pubblica moralità, di volermi indicare tutti i fatti che sono a sua conoscenza e che formano indizio di tentativo di corruzione. Attendo sollecito riscontro. Il V.(ice) Commissario A. Bastianetto

Municipio di San Donà di Piave San Donà di Piave, 26 Maggio 19 20 Eg. Sig. Comandante la Stazione dei RR. CC. di S.Donà di Piave =============== Facendo seguito alla mia lettera 11 corrente, di pari numero, la informo che possono fornire notizie circa i fatti nella stessa lamentati le Signorine Balasso e Bagnolo maestre, la Signora Edvige Fabbricatore Striuli e la figlia di questa Striuli Giovannina. Con osservanza IL COMMISSARIO PREFETTIZIO

MUNICIPIO DI SAN DONÀ DI PIAVE San Donà di Piave, 26 Maggio 19 20 Ill/mo Sig. Provveditore agli studi V E N E Z I A ============== In risposta alla lettera 22 corrente, assicuro la S.V. Ill/ma che ho pregato il locale Comando dei RR.CC. di procedere a maggiori indagini per stabile quanto vi possa essere di vero circa tentativi di corruzione di alunne per parte di persone che abitano nelle baracche attigue alle scuole. Quanto poi all’allontanamento delle persone suddette assicuro che ciò avverrà non appena vi saranno disponibili altri ricoveri, ciò che avverrà quando il Ministero delle Terre Liberate invierà a questo Comune le trecento baracche che da vario tempo furono chieste, anche per provvedere al rimpatrio delle numerose famiglie di S.Donà che si trovano ancora profughe nella Bassa Italia ed in Piemonte. Informo infine la S.V.Ill/ma che in attesa che il Ministero delle Terre Liberate costruisca le latrine per la popolazione, già domandate da questo Comune fin dal decorso anno, ho fatto costruire due cessi da campagna per uso delle scuole. IL COMMISSARIO PREFETTIZIO

AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE SCOLASTICA DI VENEZIA VENEZIA, 26 Maggio 1920 n°2599 Risposta a lettera 21 corr N.1284 On. COMMISSARIO PREFETTIZIO S. DONA’ DI PIAVE L’Ispettore scolastico Sig. Francesco Bettini si rivolse privatamente a Monsignor Saretta perché si interessasse delle condizioni delle scuole del Capoluogo, specialmente nei riguardi delle voci corse circa le insidie tese alle bambine più grandicelle, e della mancanza di cessi. Non comprendo come ciò abbia potuto dar luogo a uno spiacevole conflitto di competenze: non mi può dolere però che finalmente si sia trovato il modo di costruire le latrine chieste ripetutamente a voce e per iscritto, sollecitate dalla R. Prefettura (come la medesima ebbe ad assicurarmi con nota n° 9621 dell’Ufficio di Sanità) senza ottenere, non dico assicurazione che sarebbe stato provveduto, ma una semplice risposta in merito. Persino nella lettera n° 1170 del 15 Maggio, in risposta al mio telespresso n° 2291 del 9 precedente, manca l’accenno alla costruzione delle latrine; e le scuole sono state aperte nel Maggio 1919! Se l’egregio Sig. Arciprete ha provveduto di sua iniziativa a soddisfare a un bisogno della popolazione che è pure affidata alle sue cure morali e di fronte alla quale ha doveri e responsabilità, l’ha certamente fatto non per fare un dispetto al Municipio ma per impedire che continuasse una non leggera occasione di scandalo. Ad ogni modo non è cosa che possa riguardare questo Ufficio che è del tutto estraneo alle relazioni private del Sig. Francesco Bettini. Con osservanza IL R° PROVVEDITORE

Questa la risposta della maestra Bagnolo

Ill.mo Signor Commissario Prefettizio di S. Donà In risposta alla lettera indirizzatami da V.S.Ill.ma in data 25 c.m., debbo dichiarare che non sono in grado di fornire particolari intorno ai tentativi di corruzione che sarebbero avvenuti in queste scuole. Io ho semplicemente udito l’accusa fatta dalla madre di un’alunna della quarta classe e confermata, in parte, dai genitori di due mie alunne. Confesso che mi ripugnava, e tuttora mi ripugnerebbe, sottoporre ad un interrogatorio le scolare intorno ad un argomento così scabroso; e per questo, nonché per seguire la via più diritta, mi limito a dare i nomi degli accusatori, affinché possano venir interrogati da chi ha il diritto di farlo. Essi sono i signori: Striuli Fabricatore Edvige; Battistella Alberto; Sessaglia Epicuro Ilaria. Ripeto che, mentre le accuse formulate dalla signora Striuli erano piuttosto gravi ed esplicite, gli altri due non fecero che confermare che qualche cosa c’era stato, ma non mostrarono di darvi grande importanza, e soprattutto deplorarono che le scuole fossero sprovviste di latrine, poiché era per l’appunto la mancanza di queste, che rendeva possibili fatti di tal genere. Io stessa non volli spingere oltre la mia investigazione, giacché non intendevo istituire un processo a carico d’una persona, ma soltanto avere una norma per la mia condotta verso le scolare. E, d’accordo con alcune colleghe fra le più anziane, ci eravamo proposte di vigilare perché non accadessero fatti deplorevoli, allorché si seppe che l’Autorità scolastica nel frattempo era stata informata della cosa. Null’altro posso aggiungere in proposito, anzi prego la S.V. Ill.ma di volermi esimere dal fare nuove inchieste sia presso i genitori, sia presso le scolare. Con rispettoso ossequio

La maestra
Anna Bagnolo

S. Donà di Piave, 27 maggio 1920


Questa la risposta della maestra Balasso

Ill.mo Commissario Prefettizio di S. Donà di Piave In risposta alla lettera indirizzatami dalla S. V. Ill.ma in data 25 corr. Dichiaro quanto segue: La mattina del 7 corr. Io deploravo per la millesima volta la mancanza di latrine in questo ambiente scolastico, donde, in causa di ciò, l’igiene e la decenza sembrano bandite. La Sig:na Bagnolo, approvando le mie lagnanze, mi rivelava che qualche istante prima era stata informata che tra le rovine delle case adiacenti alle scuole, ove alcune bambine cercavano un nascondiglio per soddisfare ai loro bisogni, trovavano qualcuno che si recava colà con intenzioni poco oneste. E costui, del quale ignoro ancora il nome, ma che conosco di vista, abiterebbe appunto nel recinto delle scuole. La sopra citata Signorina mi pregava di coadiuvarla nelle indagini per poter appurare la verità e provvedere perché la cosa non avesse seguito. Questo io non potei farlo poiché, per ragioni personali, dovetti allontanarmi di qui e starmene assente per alcuni giorni. Cosciente di aver detto né più né meno di quanto posso e devo dire, pongo termine alla mia dichiarazione. Con profondo ossequio Emilia Balasso S. Donà, 27 – 5 - 920

28 MAGGIO 1920 Egregio Cav. Bortolotto, Scrivo a Lei; e a Lei mi sarei rivolto personalmente anche prima se non l’avessi saputa e non la sapessi occupata da tante alte faccende che Le tolgono tutto il tempo disponibile. Domenica 9 corrente fu qui nel mio ufficio una maestra a farmi comprendere che se non si fosse corso ai ripari le bambine delle scuole avrebbero rischiato di essere vittime di cupidigie innominabili. Ho scritto subito all’Ufficio al Municipio, e mi sono rivolto, privatamente, a Monsignor Saretta, della cui amicizia mi onoro, pregandolo, lui, uomo e sacerdote, a vedere quel che di vero nelle voci giunte fin qui e ad occuparsi perché fossero eliminati gli inconvenienti relativi alle scuole e in modo particolare alla mancanza di cessi, cagione non ultima delle brutte cose che mi si erano raccontate. Ho fatto male a scrivere a Monsignore Saretta? Io persisto nel credere di no; ma fosse anche sì, è cosa che riguarda me persona, e che non riguarda per niente l’ispettore provinciale delle Scuole ha scritto – e subito – la sua brava lettera ufficiale al Comune. Se non che ricevo ora una lettera firmata dal Vice Commissario Sig. Bastianetto in cui si afferma che io mi sono rivolto all’Arciprete a nome dell’Amministrazione provinciale di Venezia; che il Municipio aveva disposto già per la costruzione di appositi cessi; che l’Egregio Sig.r Arciprete diede inizio ai lavori che dovevano essere fatti da Cod.a Amministrazione; che è nato così uno spiacevole conflitto di competenze. Da ciò si può rilevare : 1° che io non mi sono rivolto a Mons. Saretta a nome di nessuno, ma gli ho scritto, io, cittadino, a lui, cittadino, e non degli ultimi di S. Donà pregandolo per un favore personale di interessarsi di cosa riguardante la salute morale degli alunni che sono anche alle cure morali affidati, tanto che, fino a quando è stata in pericolo la sola salute fisica riguardante gli alunni medesimi, mi sono rivolto, e ufficialmente al Medico capo della Provincia; 2° che il Municipio aveva disposto per la costruzione dei cessi, i quali ivece furono costruiti, senza disposizioni, dal Sig.r Arciprete; 3° che l’avere fatto più presto, l’Arciprete del Municipio, ha dato sul naso a qualcuno. Io sono profondamente convinto che Lei in questa faccenda non c’entra per niente; ma la ho voluta narrare per esteso a Lei perché sia informato del vero stato delle cose. E per concludere la troppo lunga lettera mi lasci esprimere la mia opinione in proposito. I cessi occorrevano; il Comune non li ha potuti fare perché altrimenti li avrebbe costruiti subito; un cittadino, che è parte, e non ultima, del Comune, li ha fatti, non per fare un dispetto al Municipio ma per essere utile alla popolazione: io dico che ciò non dovrebbe far nascere un conflitto di competenze, ma dar origine, se mai, ad un ringraziamento. Ed io per me gli scrivo ringraziandolo. La prego di ricordarmi al Prof. Guido e di gradire il mio rispettoso saluto. Devoto ed obbligato a Lei Francesco Bettini