|
|
Storia di San Donà 12 novembre 1922
|
|
Manifesto
CITTADINI,
CITTADINI,
San Donà di Piave, 10 novembre 1922
per LA GIUNTA MUNICIPALE
IL SEGRETARIO L. Fabris
|
Questi sono i nomi di alcuni degli invitati [non avevo palle di trascriverli tutti]
1. Saretta cav. uff. prof. Luigi 2. Trentin comm. Antonio 3. Gabrielli avv. Antonio pretore 4. Mazzotto commendatore Attilio 5. Saladini Natale segretario Musile 6. Dal Negro Cavaliere ufficiale dottor Vincenzo 7. Bortolotto avvocato professor Guido 8. Janna Alessandro 9. Ancillotto Cavaliere Giannino 10. De Faveri dottor Giuseppe 11. Janna Mario 12. Janna Girolamo 13. Bagnolo Anna 14. Pasqualini Bortolo 15. Tisato Don Giovanni Musile 16. Sgardoli Guido 17. Girardi Prof. Alessandro 18. Boer Dr. Pietro 19. Perin Dr.. Pietro 20. Augustini Dr. Guido 21. Rizzola Dr. Filippo Musile 22. Sattin Prof. Mario 23. Sattin Vittorio 24. Gerbi Fedele Ricevitore del Regno Quarta pagina 1. Rossi Luigi 2. Pasini Carlo 3. Guarinoni Napoleone 4. De Colle avv. Renato 5. Perissinotto Antonio 6. Argentini Giuseppe 7. Perissinotto Marino 8. Urban Luigi 9. Battistella Alberto 10. Boem Giuseppe 11. Comando presidio militare 12. Comandante stazione R.R.C.C. 13. Comandante R. guardia finanza 14. Guiotto Cav. Uff. Ing. Fausto 15. … Cinque sono le pagine fitte di nomi, per un totale di 24+23+61+48+32=188 inviti.
E veniamo al resoconto della giornata, riportato dalla Gazzetta di Venezia: la prosa è quella fastidiosamente ampollosa e retorica tipica del periodo.
San Donà di Piave s’è svegliata domenica mattina per tempo, per fare una grande toilette di festa. Non sono frequenti le feste in questa ricca e vigorosa città di agricoltori gagliardi. Non son frequenti le feste, quantunque, da quattro anni in qua, questo cospicuo centro di bonifiche e di lavoro sia la meta venerata non di poetici pellegrinaggi commemorativi, ma di convegni e adunate fecondi, per l’economia nazionale di ricostruttori, di agricoltori, di bonificatori.E qui veniamo a quello che le cronache non dicono. Facciamo un salto indietro, al mezzogiorno di quella fatidica giornata, all'Orfanotrofio (Oggi Istituto Saretta), luogo della (grande) colazione (oggi diremmo il pranzo); ci sono tovaglie nuove ancora inamidate e tovaglie con i buchi, stoviglie di un tipo e stoviglie di un altro tipo, posate insufficienti: insomma, una grande arlecchinata. Come l'avranno presa gli invitati?Ma era pur necessario che un giorno fosse conclamata e celebrata con particolare solennità la gloria di questa piccola città distrutta completamente dalla guerra, avvilita dall’invasione, e risorta più grande, più bella, più nobile che mai, per la silenziosa e tenace operosità dei suoi cittadini più atti all’azione che alle chiacchere, più alla ricostruzione effettiva sollecita e miracolosa della loro città che allo studio dei sistemi, per arrivarvi...
Nella città imbandierata in ogni casa e ad ogni finestra, arrivano per prime le squadre nazionaliste e fasciste parte col primo treno del mattino, parte con un convoglio di automobili. Le squadre, nelle loro caratteristiche divise nere ed azzurre, che occupano gran parte, insieme ai loro numerosissimi gagliardetti. E poi arrivano i soldati, i fanti grigio-verdi del 71° fanteria, una compagnia, al comando del capitano Corner, con la musica del reggimento. Vi sono poi alcuni plotoni di guardie regie, e i carabinieri, magnifici come sempre, nell’imponenza della loro uniforme 1830.
Ma San Donà che ha visto sfilare nelle sue strade tutti i più autorevoli rappresentanti della metropoli lagunare, deve aver compreso che alla cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte, cui essi venivano a presenziare, Venezia tutta aveva voluto dare un significato specialissimo: la riconoscenza della antica Dominante che a San Donà e sul suo fiume era stata salvata dall’onta di una terza invasione straniera, l’omaggio alla città operosa e fedele che, con il sacrificio rovinoso, di tutta sé stessa, aveva preservata l’antica madre dalla rovina e forse dalla distruzione.
L’arrivo del Duca d’Aosta
Il Duca d’Aosta, ricevuto dal presidente del Consiglio provinciale comm. Picchini, dal presidente della Deputazione comm. Saccardo, da S.E. il sottosegretario ai Lavori pubblici on. Sardi, e da S.E. il generale Sani comandante il corpo d’armata di Bologna, che rappresentava anche il Ministero della Guerra, era giunto a Mestre verso le 8, ed aveva poi subito in automobile proseguito per San Donà. Quando vi giunse, al saluto della popolazione si aggiunse quello delle squadre fasciste. Il Principe di recò subito al Teatro Moderno, dove gli venne offerto un vermouth d’onore, S.A.R. si compiacque di tener quivi circolo. Gli furono presentate successivamente tutte le autorità sandonatesi con a capo il sindaco cav. Guarinoni, e quelle veneziane. Poi sfilata dei gloriosi mutilati dei combattenti della grande guerra, dei gregari della III Armata, dei devorati al valore. Per tutti il Principe ha una parola di lode, di compiacimento, di simpatia.La cerimonia inaugurale
Poco prima delle 10, annunciato dalle agili note della fanfara reale e dai tre attenti di rigore, il Principe della Terza Armata esce dal Teatro Moderno.
Il console della Legione di San Marco, avv. Iginio Magrini, presenta al Duca le squadre fasciste. Ed esse sfilano in perfetto ordine, mentre la musica del 71° fanteria suona l’Inno del Piave.
![]()
Il palco delle autorità
(da “San Donà di Piave” di C. Polita, 2016)Nel silenzio profondo della folla, che si accalca numerosissima e reverente, sotto il sole chiaro e freddo, le note nostalgiche risuonano altissime, con effetto indimenticabile e di commozione.
Le squadre nazionaliste e fasciste, ad un comando, si mettono in marcia. Esse, sventolando al vento i loro gagliardetti neri, azzurri e tricolori, formano la testa del corteo, che si avvia al Ponte nuovo. Poi, a piedi attorniato e seguito dalle autorità e dagli ufficiali della sua Casa, preceduto da un drappello di RR. Carabinieri, di Regie guardie e di valletti della Provincia di Venezia in tenuta di gala, si avvia il Duca d’Aosta. Sul suo passaggio crepitano gli applausi della popolazione, mentre dalle finestre mani gentili gettano fiori sul passi del Duce invitto della III Armata.
Sulla riva del Piave l’imponente architettura ferrea del nuovo ponte appare inghirlandata di lauri, di ori e di nastri dai colori nazionali e della Provincia di Venezia. L’accesso al ponte è chiuso dal simbolico nastro tricolore.
Alla destra del ponte è eretta un’ampia ed elegante tribuna. L’Eminentissimo Pietro La Fontaine, Cardinale Patriarca di Venezia, vi attende il Duca. Fra il Principe del sangue e il Principe della Chiesa l’incontro è cordialissimo. Il Duca rimane in piedi nel mezzo della tribuna, mentre intorno gli si affollato le autorità. Davanti alla tribuna sono schierati i fanti del 71°, i fascisti ed i nazionalisti coi loro gagliardetti.La benedizione
![]()
La rottura della bottiglia di sciampagna (Archivio Giacomo Carletto).
Sotto: La copertina della Domenica del Corriere, di Achille Beltrame,
dedicata alla cerimonia di inaugurazione del Ponte (26 novembre 1922)![]()
La copertina di Beltrame risulta essere una rielaborazione della foto sopra, vedi la sequenza dei personaggi, inseriti nella cornice del ponte come se questo fosse preso da diversa angolazione. L’immagine di Beltrame non corrisponde perciò a nessun preciso momento della benedizione.
Da destra: col berretto e la divisa militare è S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia duca della Vittoria (“Duca invitto”, “Generale dell’invitta Terza Armata”, eccetera eccetera) che darà il suo nome al ponte,
“Ponte Emanuele Filiberto di Savoia duca della Vittoria” un nome così lungo che alla fine la gente si stancherà di pronunciarlo per intero e lo accorcerà in “Ponte della Vittoria”; di fronte a lui il sottosegretario ai Lavori Pubblici Alessandro Sardi, quindi il barbuto vescovo di Treviso monsignor Giacinto Longhin, e vicino a lui, con veste rossa, cotta bianca, mozzetta rossa e trepunte rosso il patriarca di Venezia, cardinale Pietro LaFontaine; tra i due, in seconda fila, si riconosce monsignor Luigi Saretta, arciprete di San Donà; di spalle il sindaco Guido Guarinoni.Il Cardinale Patriarca tra il religioso silenzio dell’imponente adunata incomincia a parlare. Dice che al pensiero di dover benedire il ponte rinnovellato si riaccese in lui in memoria del celebre sogno di Mardocheo il quale in un giorno di pericolo per la sua nazione vide torbido e minaccioso il cielo, e intese scuotersi la terra, mentre due dragoni venivano a combattimento. Allora varie altre nazioni congiuravano alla rovina di una nazione innocua, tanto che per quella nazione sorse un giorno di tribolazione e di pericolo e di timore, ma levando questa nazione le grida al Signore fu esaudita e un picciol fonte crebbe in forma regale e un picciol lume addivenne sole e l’umile nazione insidiata fu esaltata e i forti che volevano sterminarla furono umiliati.
Il Patriarca continua dicendo che quando l’Austria mosse guerra alla Serbia il cielo d’Europa fu turbato e la terra fu veramente scossa non sapendo dove di sarebbe andati a parare. Nei due dragoni vede la Germania e la Francia che vengono a combattimento e sente le voci delle due parti che ciascuna vuol trarre a sé le due parti che ciascuna vuol trarre a sé l’Italia minacciandole chissà quale triste condizione, qualora rifiutandosi all’una o all’altra parte, questa riuscisse vincitrice.
Gli uomini che governavano allora giudicarono che l’Italia entrasse in guerra, come è noto. Allora varie nazioni si strinsero insieme dicendo di voler infliggere grave sconfitta a questa Italia e venne inopinatamente il momento di quella dolorosa sciagura a cagione della quale l’antico ponte sul Piave fu fatto saltare.
L’oratore soggiunge che quello fu veramente giorno di tribolazione, di affanno e di pericolo. Che da tutte le parti si levarono le grida al Signore e che a Venezia autorità e popolo davanti alla Nicopeia in San Marco chiedevano coraggio e salvezza. Le preci furono esaudite e il piccolo Piave addivenne fiume regale che gareggiò col Po, dove tanti volevano la linea di difesa non per la massa delle acque, ma per l’opportunità che dette al coraggio dei soldati della difesa.
E un piccolo lume, cioè il nucleo dei torti che ripresero ardire, crebbe in grande mole, quando aggiungendosi ad esso innumerevoli valorosi, sotto la guida del Sovrano, del generale in capo e degli altri Duci, si oppose al nemico con tale resistenza che culminò nel fatto di Vittorio Veneto: e gli umili furono esaltati e quelli che si reputavano potenti furono debellati. Il ponte rinnovellato che oggi s’inaugura colla benedizione di Dio, dice quanto sia grande questa esaltazione.
Qui il Patriarca si volge a S.A. il Duca d’Aosta, dicendo:
« Permettete Altezza, che io qui pubblicamente vi esprima la mia ammirazione e la mia gratitudine perché voi, l’intelletto d’amore più che comandante foste padre dei vostri soldati; con l’affetto per voi, sapeste avvivare l’amor della patria e il coraggio per cui i soldati vi seguivano lieti al cimento, come ad opera meritoria. Vi ringrazio non in nome dell’Italia, chè qui io non rappresento l’Italia, ma in nome del martoriato Veneto nostro del quale fui costituito primo pastore. Che Dio vi rimeriti e benedica, come benedica i cari che lasciarono la vita su queste sponde per la salvezza e la grandezza della patria ».
Il felice e commosso accento dell’Eminente Pastore è salutato da una calorosa irrefrenabile acclamazione. Il Patriarca indossa quindi i sacri paramenti e, con mitria e pastorale, si avvia a compiere il rito della benedizione del ponte, assistito dal Vescovo della Diocesi mons. Longhin, di Treviso. Mentre il rito si compie, un coro di fanciulli canta soavemente la Canzone del Piave.I discorsi
![]()
Il Duca d’Aosta Emanuele Filiberto, con dietro il cardinale La Fontaine,
sulla destra la futura Contessa Làcrima, signora Corinna Ancillotto
(da “San Donà di Piave” di C. Polita, 2016)Il comm. Saccardo presidente della Deputazione provinciale, dà inizio alla serie dei discordi. Dopo aver reso omaggio alla Maestà del Re, presente in ispirito, e qui fulgidamente rappresentato dalla Altezza Reale del Duca d’Aosta, e aver ricordato che fu la concordia dei cuori che, sulle sponde di questo sacro fiume eresse un muro infrangibile di petti umani, l’oratore scioglie un inno al valore dei nostri eroi, che resistettero sul Piave.
Del nuovo ponte il comm. Saccardo fa quindi una breve storia: ricorda i nomi dell’on. Giovanni Chiggiato, che l’iniziò, del Gr. Uff. Carlo Allegri che lo proseguì, dell’ing. Ippolito Radaelli che tracciò il programma e ne diresse l’esecuzione, coadiuvato dall’ing. Rossi, dal segretario generale cav. uff. Settimio Magrini e dal rag. Giorgiutti che espletarono le pratiche amministrative, l’ing. Raimondo Ravà, che vi concorse colla sua duplice qualità di presidente del Magistrato alle Acque e di presidente della Commissione per le riparazioni dei danni di guerra ecc.
E l’oratore così conclude:
« Sia nell’invocazione dei nostri morti l’auspicio di ogni nostra impresa. E su questo ponte che nuovamente cavalca le acque del fiume sacro, ponte benedetto in nome di Dio, dalla mano veneranda del Cardinale Patriarca di Venezia, non un semplice corteo di autorità ufficiali, non soltanto un’onda di popolo entusiasta, ma qualche cosa di ben più alto s’avanzi. Voi Donna Corinna Ancilotto, madre di una medaglia d’oro, esempio di fulgente eroismo, vogliate voi infrangere sulle spalle del ponte la tradizionale bottiglia, augurio festoso di lunga resistenza.
E Voi, Altezza Reale, rappresentante del Re e mirabile soldato d’Italia, Voi, generale della III Armata che fra l’immensa gratitudine delle anime nostre, avete voluto accogliere il nostro invito e partecipare a questa festa, di cui siete il genio tutelare, degnatevi gradire la mia preghiera e incedere primo sulla nuova via così intimamente legata al culto delle memorie patrie. Sentiranno i nostri cuori che nella Vostra persona, è veramente l’Italia che passa! ».
L’oratore è vivamente applaudito.
Prende poi la parola il sindaco di San Donà cav. Guarinoni, che pronuncia un breve, commosso ed efficacissimo discorso. S.E. l’on. Sardi, poi, con voce squillante porta il saluto del nuovo governo di Vittorio Veneto, che intende valorizzare veramente la vittoria strappata al nemico sulle rive di questo fiume sacro al quale, come a tutte le terre venete, guarda l’Italia tutta con sentimento di viva riconoscenza e di profondo affetto. Da ultimo parla brevemente il sindaco di Cavazuccherina.Il battesimo
![]()
Le autorità attraversano il ponte durante la cerimonia di inaugurazione
(da “San Donà di Piave” di C. Polita, 2016)I discorsi sono finiti. Il Duca s’avvia alla testata del ponte, dove, sopra un tavolo, è spiegata la pergamena che costituisce l’atto di nascita del ponte. L’atto è così concepito:
« Da Sua Altezza Reale il Principe Emanuele di Savoia Duca d’Aosta, in rappresentanza di S.M. il Re d’Italia, viene oggi 12 novembre 1922 inaugurato il nuovo ponte sul Piave tra Musile e San Donà, benedetto da S.E. il Patriarca di Venezia Cardinale Pietro La Fontaine, costruito in sostituzione di quello distrutto per fatto bellico il 10 novembre 1917.
« Nel fervore delle opere che tendono al risollevamento delle terre, teatro della grande guerra redentrice, concordemente, tenacemente nel peripiglio e nella gloria cooperanti con fede entusiastica alla riaffermazione dei sacri diritti nazionali ed alla reintegrazione dei confini naturali nostri nell’ora in cui mirabili energie con slancio mirabile preparano prosperosi giorni alla patria, le autorità civili, militari, ecclesiastiche convengono tutte alla cerimonia inaugurale dell’opera che si dedica all’Augusto Principe Emanuele Filiberto e che sorge ora più grande a testimoniare l’operosità e la tenacia di propositi del popolo italiano, un quinquennio appena dopo la sua demolizione ».
Il Duca, il Patriarca e le altre autorità appongono la loro firma. Quindi il Segretario generale della Provincia avv. Settimio Magrini offre S.A.R. una copia, riccamente rilegata, di un opuscolo compilato dallo stesso Magrini, nel quale è narrata diffusamente la storia del Ponte di San Donà e illustrato con belle fotografie. Il Principe gradisce molto il dono, e mostra di ricordare perfettamente le circostanze della demolizione del ponte e della sua provvisoria ricostruzione, dopo la vittoria, da parte dei pontieri della III Armata.
Intanto la signora Corinna Ancillotto, madre dell’eroico aviatore medaglia d’oro s’appresta a battezzare il ponte con la rituale bottiglia di sciampagna. La bottiglia, legata ad un nastro azzurro e oro, i colori della Provincia di Venezia, si rompe felicemente sopra uno dei grandi pilastri di ferro. Allora, mentre la musica intona la Marcia Reale e le truppe presentano le armi, il Duca scioglie il nastro tricolore che gli sbarra l’accesso del ponte, e passa per primo. La bella cerimonia è compiuta. Il Duca arriva all’altra sponda, salutato da entusiastica evviva, e dagli alalà dei fascisti che si schierano sulla passarella laterale del ponte.Il banchetto
Il Duca, in automobile si reca quindi all’Orfanotrofio, dove verrà più tardi servito il banchetto offerto dalla Provincia. Intanto il generale Sani, nella Piazza del Municipio, passa in rivista i fascisti e i nazionalisti che gli vengono presentati dall’avv. Iginio Magrini.Il Duca d’Aosta, dopo aver visitato minutamente l’Orfanotrofio ed essersi molto interessato alla bella e benefica istituzione, scese nel salone, dove le mense erano imbandite alle 12.45. Il Principe, che portava tutte le decorazioni, sedette al centro della tavola d’onore, tra la signora Imma d’Adamo, consorte del Prefetto di Venezia, a destra, e la signora Corinna Ancillotto, a sinistra. Sedevano poi ancora alla tavola d’onore; alla destra del Principe il comm. Saccardo, il generale Sani, il comm. Picchini, il senatore Diena e il Sindaco di Venezia prof. Giordano; alla sinistra il sottosegretario di Stato on. Sardi, il Prefetto d’Adamo, il cav. di Gr. Cr. Raimondo Ravà, presidente del Magistrato delle Acque, l’ammiraglio Mortola, il comm. Mandruzzato che rappresentava il Primo presidente della Corte d’Appello, l’on. Chiggiato, il comm. Plinio Donatelli vice presidente del Consiglio provinciale. V’erano poi, alle varie tavole, tutte le altre autorità, notabilità e rappresentanze.
![]()
La pergamena che ricorda la visita del Duca d’Aosta Emanuele Filiberto di Savoia all’Orfanotrofio in occasione dell’inaugurazione del Ponte (da “Cent’anni di carità di M. Franzoi, 2021)
Alle ore 2 la colazione ebbe termine, e il Duca, che aveva voluto che gli fossero presentate le due graziose figliuole del Segretario generale della Provincia, lasciò la sala, salutato da un caldo applauso. Egli si recò subito a visitare il magnifico ospitale civile di San Donà, risorto per la tenacia del comm. Trentin. Fu ricevuto dallo stesso comm. Trentin che gli fu da guida nella visita minuziosa che egli fece al bellissimo stabilimento, che mostrò di apprezzare altamente. La popolazione, saputo che il Principe si trovava all’ospedale, gli improvvisò una calda manifestazione.
Il Principe volle quindi recarsi a Zenson, a visitare quel cimitero e quella terra sulla quale rifulse – nella famosa ansa – il valore della III Armata.
Ripartì alle ore 16 con la ferrovia, diretto a Torino, fatto segno ad una entusiastica dimostrazione da parte di tutto popolo di San Donà, che si accalcava presso il vagone-salone per salutare ancora una volta il Principe della III Armata. Il generale Sani e il sottosegretario on. Sardi sono partiti a loro volta, con lo stesso treno, diretti a Venezia.
Il giorno dopo, 13 novembre il Sotto Segretario di Stato per i Lavori Pubblici (Alessandro Sardi, avvocato, massone, membro della Gran Loggia d’Italia) scrive al sindaco Guarinoni per ringraziarlo delle fotografie che gli ha fatto avere della cerimonia. Non fa nessun cenno al banchetto.
Illustre Signor Sindaco,
Ho gradito moltissimo l’omaggio che si è compiuto di farmi, con pensiero davvero gentilissimo, delle fotografie della cerimonia della inaugurazione del nuovo ponte sul Piave - cerimonia alla quale ebbi l’onore ed il piacere di presenziare in rappresentanza del Governo.
La ringrazio sentitamente ed assicuro che conserverò le belle istantanee tra i più cari ricordi della mia vita politica, come non dimenticherò mai codesta industre patriottica città al cui sempre crescente benessere Sarò lieto di poter contribuire per quanto sarà in me.
Con i miei ossequi per tutta codesta onorevole amministrazione comunale, gradisca Sig. Sindaco, i sensi della mia stima e riconoscenzaA. Sardi
Di tutt’altro tenore la lettera che il Sindaco riceve da Settimio Magrini, Segretario della
DEPUTAZIONE PROVINCIALE DI VENEZIA
Venezia 13 novembre 1922
Ill. signor Ing. Cav. Guarinoni
Sindaco di
San Donà di PiaveDato che ella si è cortesemente interessata per la organizzazione della colazione ufficiale offerta a S.A.R. il Duca d’Aosta per quanto riguarda la scelta del fornitore, credo doveroso comunicarLe copia della lettera da me oggi indirizzata al signor Murer Napoleone dell’Albergo Italia di costì.
Le rinnovo per mia parte i ringraziamenti per essersi interessato della cosa anche se i risultati furono così poco felici.
Mi è grata l’occasione per protestare i sensi della mia particolare osservanzaIl Segretario generale
Magrini
Andiamo dunque a leggere la lettera spedita da Settimio Magrini a Napoleone Murer, proprietario dell’Albergo Italia, che ha organizzato il banchetto:
Egregio Signor NAPOLEONE MURER
Proprietario Albergo Italia
SAN DONA' DI PIAVELe confermo il mio disappunto ed il mio disgusto per il modo addirittura indecente col quale Ella ha creduto di poter assolvere all’incarico assuntosi con la lettera commerciale = contratto 8 corrente. Perché a me interessa relativamente che le sue molte ed enormi inadempienze mettano l’amministrazione Provinciale in condizioni di risparmiare, in base alle clausole del contratto su ricordato, 30 lire per coperto, quando io, per colpa sua ho fatta la magrissima figura di non sapere organizzare la colazione come si conveniva alla circostanza e come era nel decoro della Provincia e quando la Provincia ha figurato in modo così indegno perché giustamente molti hanno detto ieri che non si offrono colazioni ufficiali se non si possono offrire in modo conveniente.
Inoltre le ripeto qui i rilievi e le contestazioni specifiche in rapporto alle dettagliate clausole del contratto da lei accettato:
Le tovaglie erano adatte appena per qualche osteria di campagna, basta ricordare che perfino davanti al posto assegnato a S:A:R. il Duca era tutta sdrucita ed in una tavola in luogo di tovaglia eranvi tre tovaglioli. I tovaglioli erano di cotonaccio, molti macchiati e tutti perfino da stirare, molti nuovi ancora con la colla, nessuno conforme al campione depositato presso di me. Le posate erano tutte difformi da quelle depositate presso di me; molti posti avevano solo due pezzi di posateria (cucchiaia e forchetta solo oppure forchetta e coltello), moltissimi man=
[manca una riga]
lerie erano diverse tutte del tipo depositato presso di me e tutte molto ordinarie; molti posti mancavano della coppa da champagne. Le tavole erano preparate ignobilmente con fiori indecenti tutti avvizziti e pochissimi, mentre era inteso che le tavole dovevano essere artisticamente preparate ed a regola d’arte. I camerieri non hanno ripassato né il piatto del pesce, né il piatto di carne, né il dolce, come era invece stabilito; anzi taluni commensali non trovarono sul piatto di che servirsi, suscitando lagni e proteste degli invitati specialmente per quanto riguarda il pesce.
Lo zucchero venne servito . . . . nelle salsiere!!! Invece di dindietta o faraona arrosto vennero serviti dei polli per giunta minuscoli e cotti . . . . alla meglio. Non venne servita l’insalata russa e quella verde venne servita in modo appena ammissibile in una bettola. Il vino bianco era indecente, torbido, di qualità scadentissima e non certo di valore pari al Cinzano mentre Ella poi si era verbalmente impegnata presente il sig. Sindaco di San Donà di servire soltanto Cinzano. Il dolce era di qualità scadentissima e non venne infatti fornito dalla ditta Citran come era fissato (oggi ho assunto informazioni dirette dalla ditta Citran ed ebbi conferma che la fornitura non fu fatta da essa…) Il caffè, servito con mezz’ora di ritardo, era pessimo.
Tutto ciò ritenuto, visto l’ultimo allinea del contratto 8 novembre corr. regolarmente firmato da V.S., comunicole che l’Amministrazione Provinciale le corrisponderà sole lire dieci per coperto.
La somma le sarà versata a sua richiesta.
Con salutiIl Segretario Generale
Magrini
Il giorno 14 il sindaco risponde a Magrini. Nella minuta in nostro possesso compaiono alcune curiose correzioni a mano, nonché due incise di difficile interpretazione, anch’esse scritte a mano e poi cancellate.
Egregio Signor Avvocato Cav.S E T T I M I O M A G R I N I
Segretario Generale dellaDeputazione Provinciale
V E N E Z I ACon vivo dispiacere prendo atto di quanto mi comunica con la sua lettera 13 corrente, alla quale trovai allegata la lettera sotto la stessa data, diretta il signor Murer Napoleone, esprimente il suo giusto lagno per il modo indegno poco decoroso con cui fu fornita la colazione del 12 corrente.
sommo dispiacere, anche la mia grande meraviglia per l’accaduto, trattandosi di un
Per quel po’ di responsabilità che mi spetta, non posso fare a meno di farLe conoscere, oltre al mio senso didisgustonegoziantealbergatore che da circa quattro anni dirige personalmente un esercizio di trattoria, che pur non essendo di primo ordine ha avuto già occasione di servire colazioni di qualche importanza, e pertanto Ella vorrà ritenere sufficientemente giustificata la designazione da me fatta nella massima buona fede, del Murer per il servizio suddetto. ([incomprensibile]risultare essere esatto il ribaltamento della barca a San Giuliano causa collisione)
Con tutto ciò, conscio dell’involontario mio errore, Le presento le mie scuse e col massimo rispetto la riverisco.=che re . . [incomprensibile] il Murer si fosse servito per [incomprensibile], e per il dolce [incomprensibile] da Citran
Il giorno 27 novembre il Sindaco riceve una lettera dalla Svizzera, spedita tre giorni prima.
Losanna, li 24 novembre 1922
All’Pregiatissimo Signor Sindaco di:
SAN DONA DI PIAVEPreg. Signore,
perdonate la libertà ch’io prende, ma lasciate ad un già soldatino ex difensore della vostra cara cittadina, di rivolgere al suedistinte rappresentante i suoi omaggi in riccorenza dell’inaugurazione del Ponte, ch’io apprese giorni or sono a mezzo della Stampa.
Io fu, (me ne onoro) tra i miei compagni, il difensore dell’anziano e caro ponte già nella prima ora, e le incurzioni nemiche, a decorrere dal marzo 1916, sono tuttora nella mia memoria. In quel tempo fece un racconto in versi francesi, il quale fu stampato qui a Losanna dopo il mio ritorno da una mia licenza. Ben 1000 esemplari furono venduti allora pro C.R.I.
Questo racconto, di cui comprenderà certamente il significato, fu ispirato proprio sulla benedetta terra della cara San Donà. Sovente i miei pensieri sono rivolti laggiù a questa cara popolazione, di cui ho diviso tante volte gioie e dolori.
Nei nostri muri, si sta pacificando il mondo; possa la benedetta San Donà, con la sua più che gentile popolazione, ritrovare anch’essa in un giorno poco lontano, la felicità che tanta merita.
Accludo due fascicoli; scusatemi in quel tempo non parlavo affatto l’italiano, ma essendo ispirato di pure italianità, spero vi gioverà
A voi, capo di questa ammirevole popolazione ch’io tanto amò, i miei distintissimi saluti.Giuliano Mazzia
La trascrizione e la traduzione ve le regalerò alla prossima puntata.
L'evento fu celebrato anche da Achille Beltrame con una copertina della Domenica del Corriere.
GOSSIP: Una curiosità attinente alla famiglia Guarinoni e inerente al ponte: tra gli ingegneri che seguirono la costruzione del ponte ci fu anche Ippolito Radaelli, cognato del sindaco Guido Guarinoni. Radaelli, che in prime nozze aveva sposato la sorella di Guido, Alda Maria, rimase vedovo e in seconde nozze sposò Clorinda Crico, a sua volta imparentata con Guido Guarinoni avendone sposato in prime nozze il fratello Amedeo ed essere rimasta prematuramente vedova.
A cura di Carlo Dariol, che ha lavorato sull’archivio di Giacomo Carletto
|