Il tentativo di Grande Unificazione
del 1927

Ovvero: le origini della Città del Piave

Col R.Decreto legge 17 marzo 1927 n. 383 è stata data facoltà al Governo del Re di provvedere ad una revisione generale delle Circoscrizioni comunali per disporre ampliamenti, riunioni, modifiche, anche fuori dei casi contemplati dalle vigenti disposizioni di legge.
Prego le SS. LL. di volermi informare se nei riguardi del rispettivo Comune ci sia l'opportunità di modificazioni territoriali o di aggregazioni, favorendomi nel caso motivate proposte e comunicandomi gli studi eventualmente fatti in proposito.

Così scriveva nel 1927 il Commissario straordinario dell'Amministrazione provinciale Antonio Garioni ai Podestà della provincia di Venezia.
Provocato da queste sollecitazioni si sviluppò in quel periodo, all'interno del partito fascista locale e delle organizzazioni ad esso collaterali, un dibattito tendente al definire confini e i ruoli dei paesi del Basso Piave, per razionalizzare gli apparati produttivi e amministrativi, ottimizzare i servizi, diminuire i costi, utilizzare al meglio le risorse.

Anche il Podestà di San Donà di Piave, facendo proprie le sollecitazioni del Governo, in data 24 aprile 1927 inviò al Commissario Garioni una relazione dalla quale apparivano chiare le posizioni del gruppo dirigente fascista.

Lettera del podestà di San Donà del 24 aprile 1927

San Donà di Piave, Lì 24 aprile 1927 = Anno V =

Ill.mo Sig. comm. Dott. Ant. GARIONI

COMMISSARIO AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE
V E N E Z I A
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In risposta alla lettera del 2 aprile u.s., N° 5705, relativa alla modificazione delle circoscrizioni territoriali dei Comune, mi pregio comunicare alla S.V. ill.ma le proposte che nell'interesse di questo Comune e di quelli contermini, ritengo opportune e necessarie per conseguire lo scopo del miglioramento dei servizi pubblici col minore carico possibile dei contribuenti.

Il Capoluogo di San Donà di Piave è centro di vita e di interessi anche dei Comuni finitimi, i quali accedono a questo Capoluogo per affari, per mercati, per gli uffici, ed in generale per tutte le necessità agricole e commerciali.

Tenuto pertanto presente lo stato di fatto, dopo di avere udito in merito il parere del locale Direttorio del Fascio, ritengo necessaria, nell'interesse di questa zona, l'aggregazione a San Donà dei Comuni di Musile, Fossalta di Piave e Noventa di Piave; mentre occorre provvedere a una rettifica del confine col Comune di Ceggia, per dar modo al Comune stesso di sviluppare il suo centro abitato posto sul confine con San Donà di Piave.

Il Comune di Musile deve necessariamente essere aggregato a quello di San Donà di Piave, in quanto vive della vita stessa di quest'ultimo, ed il suo abitato non è che una continuazione dell'abitato di questo Capoluogo.

Il municipio di Musile dista appena settecento metri dal Municipio di San Donà di Piave, ed il suo territorio è incuneato nel territorio di quest'ultimo Comune.

Il Comune di Musile inoltre è privo di ufficio postale e telegrafico ed al servizio provvede l'ufficio di San Donà che si trova a brevissima distanza. Così pure Musile accede alla stazione di San Donà di Piave che dista da quel Municipio circa 1800 metri; è inoltre privo di farmacia e si provvede di medicinali nelle farmacia di questo Capoluogo.

Il Comune di Fossalta di Piave, che un tempo faceva parte del Comune di Noventa di Piave, è oberato di debiti, ed è così modesto di superficie (880 ettari) e per popolazione (3400 abitanti)che non può più vivere di vita autonoma non avendo mezzi per provvedere ai pubblici servizi. Esso deve necessariamente essere aggregato al Comune di San Donà di Piave, sia perché fa capo a questo Centro per i bisogni agricoli e commerciali, sia pure perché in tale direttiva si è orientato il pensiero della popolazione Fossaltina.

Infatti Fossalta ha chiesto di ampliare il proprio territorio con l'aggregazione della frazione di Croce di Piave, che fa parte del Comune di Musile.

Ma circa tre anni or sono, gli abitanti di detta frazione si sono recati in massa dal sottoscritto, allora Sindaco di S. Donà di Piave, per chiedere la loro unione a questo Comune per le ragioni più sopra enumerate, e per un senso di cordiale e spontanea simpatia verso questo Capoluogo, che va assumendo ognora più importanza per il grande sviluppo dato dai lavori di bonifica, la cui amministrazione consortile, che irradia la sua attività in tutta la zona del basso Piave, ha sede in questo Centro.

In seguito alla richiesta fatta dalla frazione di Croce di Piave, anche il Comune di Fossalta di Piave sentì il bisogno di affiancare il movimento unionista al Capoluogo di San Donà di Piave, e seguì con simpatia questo nuovo orientamento abbandonando l'idea della costituzione del nuovo, modestissimo Comune che sarebbe derivato dall'unione di Fossalta di Piave e Croce di Piave.

In fine il piccolo Comune di Noventa è legato da interessi e da vita comune col centro di San Donà di Piave dal quale dista appena quattro chilometri.

Per dare modo poi all'abitato di Ceggia di ampliarsi, può essere ceduta piccola parte del territorio di San Donà di Piave, spostando il confine in territorio di Fossà fino al Canale Maliso,mentre Ceggia in compenso potrebbe cedere al Comune di San Donà pari superficie del suo territorio nella frazione di Grassaga.

Seguendo le direttive di cui sopra e tenendo presente che per una più razionale delimitazione comunale dovrebbe essere annessa al territorio di Musile tutta la zona denominata Trezza, compresa fra la punta di Porte Grandi ed i due Canali Fossetta e Taglio di Sile, si verrebbe a costituire il nuovo Comune di San Donà di Piave con le seguenti superfici:

San Donà di Piave (meno piccola parte da cedere a Ceggia)

ettari 7.500,00

Musile . . . . . . . . . . . . . . . . . .

" 4.700,00

Fossalta di Piave. . . . . . . . . . . . .

" 900,00

Noventa di Piave . . . . . . . . . . . . .

" 1.700,00

parte del territorio di Ceggia . . . . .

" 400,00

" " " " " S. Michele del IV°

" 500,00


Totale. . . .

ettari 15.700,00

La popolazione del nuovo Comune sarebbe di 30.000 abitanti.

Seguendo il concetto di un programma minimo, potrebbe essere escluso il Comune di Noventa di Piave, il quale però ha piccolissimo territorio non ampliabile senza invadere il territorio di altra provincia,e pertanto costituirebbe una unità Comunale modestissima per popolazione e per territorio.

L'aggregazione al Comune di San Donà di Piave dei Comuni di Musile, Fossalta di Piave e Noventa di Piave, porta come conseguenza immediata una ingente diminuzione nelle spese generali di amministrazione, per il fatto che il Capoluogo ha già raggiunto una organizzazione amministrativa tale da poter assicurare la regolarità dei servizi, e da poter provvedere ai bisogni di tutti i predetti Comuni riuniti insieme, consentendo così la soppressione dei relativi Municipi per tutta la parte burocratica attinente all'amministrazione, mantenendo solamente due sezioni di Stato Civile rette da un solo impiegato per ciascuna sezione.

Inoltre all'aggregazione seguirà una razionale sistemazione delle condotte mediche con soppressione di quelle che risulteranno esuberanti, nonché l'unificazione dell'importantissimo servizio di Ufficiale Sanitario. Verrà assicurato a tutto il nuovo Comune il servizio veterinario, ed il macello di San Donà di Piave sarà sufficiente anche per i Comuni che verranno aggregati.

I fabbricati Municipali dei Comuni soppressi potranno essere utilizzati per le scuole, delle quali in questa zona distrutta dalla guerra vi è una grande deficienza.

I servizi in generale saranno unificati con evidente vantaggio dell'economia locale.

I Comuni dei quali si propone l'aggregazione a San Donà di Piave, come tutti gli altri del Mandamento, sono tutti situati in pianura, ad una quota altimetrica che varia da uno a sette metri sul livello del mare, e sono percorsi da una rete stradale estesa ed ottima sotto ogni rapporto che rende facile e rapida la comunicazione fra loro.

Il territorio del Comune di San Donà è situato a cavallo del Piave estendendosi sulle due sponde del fiume sacro. Dei Comuni da aggregare, due, Musile e Fossalta di Piave, si trovano sulla sponda destra, ed uno, Noventa di Piave, si trova sulla sponda sinistra, e come si disse sono collegati al Capoluogo da ottime strade ed attraverso il fiume da passi a barche e dal grandioso ponte Emanuele Filiberto di Savoja, che congiunge fra loro, i due abitati di San Donà di Piave e di Musile, in modo da farne di essi un unico aggregato urbano situato nel centro del nuovo Comune.

Tutti i Comuni dei quali si propone l'aggregazione sono privi di industrie locali, e tutti accedono a questo mercato per gli acquisti di ogni genere ed in generale per tutto ciò che occorre per l'agricoltura, e la classe operaia, artieri, carrettieri, muratori, braccianti, ecc. trovano occupazione abituale presso le industrie di questo capoluogo come calzolerie, tipografie, officine meccaniche, lavorazione del legno, e principalmente negli stabilimenti per la lavorazione della Juta dove sono riuniti in notevole numero, operai ed operaie appartenenti ai Comuni che dovrebbero essere uniti a San Donà di Piave.

I Comuni di San Donà di Piave, Musile, Fossalta di Piave, e Noventa di Piave, hanno vita affine, anzi vivono di vita comune ed il centro maggiore irradia la sua influenza e la sua attività sugli altri. Si tratta di Comuni agricoli, aventi comunità di interessi poiché perseguono tutti gli stessi intenti nel perfezionamento e nell'intensificazione dell'agricoltura, e pertanto essi non possono più oltre tenere amministrazioni separate, ma devono fondersi per conseguire dalla loro unione, tutti gli utili che possono derivare anche nella esistenza degli Enti locali, come nello sviluppo delle aziende private, da un'amministrazione a larga base e dalla maggiore forza proveniente dalle varie unità fuse insieme.

Chi conosce il territorio del Basso Piave sa che si tratta di una zona strappata con sublime sforzo, in questi ultimi anni alle acque micidiali, e resa a coltura con grande vantaggio dell'economia e della ricchezza Nazionale, e sa pure che tale ammirevole attività irradia dal centro di San Donà di Piave che per tale fatto va assumendo ognor più importanza, essendo il vero centro di propulsione delle bonifiche di questa zona, e pertanto per la vita e per lo sviluppo di an Donà di Piave è necessaria ed indispensabile che i piccoli Comuni ad esso limitrofi siano ad esso aggregati, perché nelle attuali condizioni di vita comune col Capoluogo, non hanno più alcuna ragione di esistere isolatamente.

Confido nell'accoglimento delle suestese proposte e presento i più distinti ossequi.

IL PODESTA'



La proposta non doveva certo far contenti i Comuni vicini. E dovettero scatenarsi reazioni e proteste di vario tipo da parte degli amministratori locali, se la Federazione Provinciale del Partito Nazionale Fascista, attraverso il suo segretario avvocato Vilfrido Casellati, il 29 aprile sentì la necessità di intervenire per rassicurare i segretari politici dei Fasci circa "le voci messe in giro sulla soppressione, l'ingrandimento o l'impicciolimento territoriale dei vari Comuni della provincia". Si avvertivano gli stessi che "nessuna preoccupazione dovevano avere per tale cosa", poiché nessun ritocco sarebbe stato fatto senza prima aver sentito il loro parere e quello dei podestà.

La cosa dovette comunque protrarsi nel tempo, e qualche anno dopo le voci farsi più insistenti, se il podestà di Musile (Argentini) si sentì obbligato a deliberare la sua (e quella del Comune di Musile) assoluta contrarietà ad essere "assorbiti" da Comune di San Donà.
Interessanti (si fa per dire) le motivazioni addotte.


La delibera del podestà di Musile dell'11 novembre 1933

Oggetto N.° 637
in ordine alla conservazione
e integrità del territorio comunale

~ Il Podestà ~

Viste le petizioni di N.° 603 capifamiglia costituenti la totalità della popolazione del Comune, i quali, persistendo la nuova che il comune di Musile i Piave verrà quanto prima aggregato a quello limitrofo di San Donà, supplicano le Autorità Civili e Politiche locali e per loro le alte gerarchie provinciali e governative, affinché abbiano a disporsi ad assicurare l'autonomia del comune celebre per la sua lontana origine, glorioso per i fatti dell'ultima guerra, benemerito al sommo nel campo dell'agricoltura e floridissimo per le sue condizioni finanziarie sì da poter far fronte a tutti i bisogni dei pubblici servizi senza gravare maggiormente i contribuenti;

Premesso che fino all'Aprile 1924 questa Amministrazione con sue delibere di Giunta 18 Aprile e Consiglio 7 Giugno approvata con Visto Prefettizio 24 Giugno 924 e delibera di Giunta 7 Aprile 927 e podestarile 6 Marzo 929 rimessa in copia per comunicazione a Sua Eccellenza. il Prefetto e alle Loro Eccellenze Benito Mussolini, Giuriati, Acerbo, Sandrini, ha sempre ritenuto anzitutto che per questo Comune non è necessaria nessuna modificazione territoriale né aggregazione ad altro comune, trovandosi invece in condizioni di poter aggregarsi parte di territorio di altri Comuni limitrofi;

Richiamando le succitate delibere e a ripetizione delle stesse ragioni e condizioni si riafferma che il Comune di Musile, costituito in Ente fino dal 1700 per la vastità del suo territorio di ettari 4294, tutto in piena efficienza agricola, con rendita catastale secondo l'ultima valutazione territoriale di £. 225.783,44, per la fertilità e produzione del suolo ha rendite più che sufficienti per far fronte, da solo, a tutti i pubblici servizi senza ricorrere al suo smembramento o aggregazione totale al Comune di San Donà, già [di]venuto Centro d'urbanismo;

Considerato che l'aggregazione di più Comuni in altro più grande con popolazione molto agglomerata favorisce l'urbanismo, ciò che è assai contrario alle direttive del Regime Fascista, il quale sta svolgendo intelligente ed attiva opera di persuasione e di propaganda – volta da un lato a combattere nell'animo degli abitatori dei campi il fascino pernicioso che i centri maggiormente popolosi, con le loro presenti attrattive, esercita[no] su di essi, e dall'altro – a mettere in evidenza agli urbani, specialmente ai non pochi che in centri popolati non hanno potuto trovare le risorse per il benessere che cercavano, il vantaggio d'ogni specie della vita nei centri minori.

Che è necessario seguire in tutte le provvide disposizioni governative in materia demografica, lasciando ai piccoli Comuni agricoli che hanno sufficienti risorse pel loro funzionamento, tutta la loro potenza autonomo-agricola, specie per Musile che per gli ultimati lavori della grande bonifica integrale di Caposile, ha in avvenire per la valorizzazione della sua terra, per l'aumento della popolazione che certamente vieppiù prospererà, perché le famiglie si moltiplichino intorno al pane sicuro e al focolare domestico senza esser distrutta in pezzi dal fascino pernicioso dell'urbanismo, a tutto danno dell'incremento e sviluppo agricolo-sociale.

Che è ormai accertato che con la trasformazione avvenuta del Consorzio di Croce di Piave, in quello della Grande bonifica di “Caposile” ha apportato un grande [?] nel comprensorio di bonifica nel nostro territorio comunale da Ettari 1.875 ad Ettari 3.500 circa, con nuovi impianti e potenti macchinari idrovori, costruzioni di nuovi canali, sistemazione strade, ponti, pozzi artesiani con vantaggi inestimabili, sia in ordine igienico che economico-sociale, ciò che ha già concorso e sempre più concorrerà in misura notevolissima all'incremento dello sviluppo Regionale e Nazionale. Che il Comune di Musile per la sua posizione topografica, tutta in destra del Sacro fiume, devesi considerare un aggregato naturale di elementi etnici omogenei, eminentemente agricolo, dotato di rendite più che sufficienti ai suoi bisogni, e che qualunque smembramento o soppressione il quale ha necessità e convenienza di mantenersi come si trova, come si venne formando attraversi secoli, e come deve progredire per la grande bonifica integrale compiuta, per l'aumentata sua popolazione da 5579 al I/12/921 a N.° 7832 al 31/12/933 anno XII;

Ritenuto come ripetesi che Musile di Piave per la vastità del suo territorio e progresso agricolo-economico per l'elevamento dell'estimo tributario in dipendenza dell'ultimo aggiornamento catastale trovasi in condizioni tributarie superiori a tutti i comuni del Mandamento e forse della Provincia con un aggravio per ogni abitante inferiore nella contribuzione delle imposte Comunali in confronto a quello specialmente di San Donà di Piave ed altri del Mandamento come risulta come dall'allegato quadro dimostrativo.

Che se come emerge dallo specchio suddetto l'aliquota di Musile per la sovraimposta sui terreni è di £. 66,92% [evidentemente “%” è un errore, NdC] e quella di San Donà di Piave di £ 61,50 con una differenza in più di £ 5,42 ciò dipende esclusivamente perché il Comune di San Donà di Piave alleggerisce la sua sovraimposta comunale con i
maggiori risultati della riscossione dell'imposta di Consumo di

£. 500.000

sulle industrie, commercio, arti e professioni

£. 123.561

imposta famiglia e companatico

£. 134.110

esercizio e rivendite

£. 545

imposta: bestiame, animali caprini e cani

£. 78.454

imposte vetture pubbliche e private e domestici

£. 11.073

imposta sulle insegne

£. 8.135

imposta sul valor locativo

£. 3.000

imposta bevande alcoliche

£. 15.000

imposta pianoforti e biliardi

£. 1.825

imposta macchine da caffè espresso

£. 8.865

imposta circolazione velocipedi

£. 5.000

imposta di posteggio

£. 65.000

imposta gas luce

£ 30.000

Totale

£. 989.183

mentre Musile di Piave che vive quasi completamente del contributo delle sovrimposte comunali sui terreni senza l'imposta sul posteggio, macchine da caffè espresso, insegne, gas luce, ed altro, non potrà certo la nostra sovrimposta sui terreni venir alleggerita ciò però che non viene ad aggravare il contribuente di Musile pel pagamento sulle tasse ed imposte risultando queste inferiori a quelle di San Donà di Piave, di £ 22,32 sulle tasse ed imposte e di £ 8,19 sulle tasse imposte e sovrimposte in ragione cioè di ogni abitante.

Che se il Comune di Musile di Piave ha un debito per contrattazione mutui di £. 1.423.527 al I ottobre 933 mentre quello di San Donà di Piave è a £. 3.745.164,77 colla Cassa Depositi e Prestiti e Cassa di Risparmio di Venezia per costruzione di opere pubbliche, tale debito si risolve in un investimento di capitali patrimoniali - per aver l'Amministrazione a regime fascista dotato il Comune di ben sei edifici scolastici, nuovi, tutti corrispondenti alle esigenze didattiche, igieniche, tanto che le Superiori Autorità Scolastiche hanno posto il nostro Comune Primo fra tutti i Comuni della Provincia in materia di edilizia scolastica.

Oltre a ciò è stato proveduto alla sistemazione di tutte le strade comunali con l'accollamento di due tronchi di strade provinciali di km 5 circa, ai lavori di grande e piccola bonifica, all'ampliamento del cimitero del Centro con costruzione di nuova strada d'accesso, alla costruzione di ben 12 pozzi artesiani, alle sistemazioni delle piazze e fognature del Centro e della frazione di Croce, all'impianto della pubblica illuminazione nel capoluogo e frazioni di Croce e Caposile.

Che pertanto avendo il Comune provveduto a tutte le opere necessarie non avrà più bisogno per l'avvenire di incontrare [=contrarre] altri mutui e l'ammortamento degli stessi seguirà con una somma costante annua di £. 65.000 circa fino al 1965, senza vieppiù aggravare i bilanci avvenire [=a venire];

Che infine l'Amministrazione a Regime Fascista ha altresì proveduto a liberare il Comune dalle passività arretrate di ben £. 445.333,41 eredità lasciata dall'Amministrazione socialista. Che ha compilati regolarmente tutti i consuntivi fino al 1932, già trasmessi alla Regia Prefettura fino dal 1931 in corso di approvazione.

Che per tutto quanto sopradetto, se si dovesse stabilire la sua soppressione per l'aggregazione al Comune di San Donà, si verrebbe a ledere ingiustamente l'autonomia secolare del nostro Paese e verrebbesi altresì a decretare un premio d'ingratitudine alla sua retta ed economica Amministrazione, ponendo poi proprietari ed abitanti tutti di fronte alle ineluttabili condizioni di trovarsi aggravati di maggiori oneri, tributari, senza alcun vantaggio che quello di concorsione[?] al pagamento dei nostri debiti dal Comune di San Donà di Piave

Che gravissima ingiustizia verrebbe quindi usata, se eventuale domanda di aggregazione al Comune di San Donà di Piave venisse accolta, e grande insanabile malcontento causerebbe nella popolazione tutta.

A Tale provvedimento si ha però fede e speranza che l'illuminato Governo di Benito Mussolini, che tutto vede e a tutto protegge, non accoglierà mai la richiesta della soppressione del nostro Paese che, anche pei gloriosi fatti d'arme svoltisi in tutto il territorio comunale – lambito per lunghissima estensione dallo «italianissimo Piave» – che con Decreto di Sua Maestà Vittorio Emanuele III in data 10 giugno 1920 è stato autorizzato al cambiamento di denominazione in quello di “Musile di Piave” per ostentare il ricordo delle epiche battaglie svoltesi nelle Frazioni di Caposile (Testa di Ponte), Salsi, Paludello, Croce, ed in riva al sacro fiume che ebbe demoliti tutti i fabbricati, sconvolto il terreno, Musile di Piave che segna l'ultima tappa della disfatta austriaca sulla riva destra omonima, che per la sua posizione eminentemente strategica fu contrastata con estrema audacia dai due eserciti e fu conquistata dai nostri a prezzo di sangue e vittime, qui dove i furiosi combattimenti d'ostinata resistenza delle valorose truppe della III Armata, riconquistando il territorio nelle memorande giornate dal 18 al 24 Giugno 1918, salvarono certamente Venezia, e con Venezia l'Italia tutta, portandola alla Vittoria di Vittorio Veneto , qui ove la popolazione à [=ha] tributato ai suoi gloriosi caduti Monumenti e Lapidi, qui ove riposano nei grandiosi Cimiteri Militari di Caposile e Croce oltre 15.000 eroi e dove tuttora esistono la Salme degli eroi nemici; qui ove tutti gli abitanti sono devoti al Duce, ben disciplinati nel rango Fascista, dev'essere concesso anche in premio della Vittoria, unitamente alle risorse finanziarie e economiche e sociali, la conservazione integrale del suo Sacro suolo, e perché risorto dalla Guerra più grande sia dal lato agricolo e commerciale possa sempre contribuire alla ricchezza regionale e Nazionale ed esercitare in modo organico ed autonomo la sua opera efficiente di alta funzione politica agraria, sociale-economica

Per tutto ciò Delibera

di vivacemente raccomandare a S. Ecc. il Capo del Governo, al Ministro degli Interni, a S. E. il Prefetto, all'Ill. Reg. Segretario Federale Avv. Comm. Giorgio Suppici, Senatore Sandrini, Ecc. Presidente della Camera dei Deputati On. Giuriati, a S. Ecc. Prof. Giacomo Acerbo, On. Ing. Fantucci di tener presenti le ragioni e diritti di questo Comune perché la sua storica tradizione e condizione finanziaria abbia a conservare la sua autonomia ed integrità territoriale, e perché Musile di Piave, baluardo inespugnabile dell'ira nemica, risorto dalle guerra più grande, sia dal lato agricolo [che] commerciale ed economico, sia conservato in premio di tanti sacrifici al posto d'onore fra i Comuni più dilaniati dalla guerra e possa sempre ancora per secoli contribuire alle ricchezze Regionali e Nazionali ed esercitare in modo organico ed autonomo la sua efficiente opera di alta funzione politica, agraria, sociale ed economica.

Letto, approvato e sottoscritto

IL PODESTÀ
G. Argentini




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