Storia di San Donà
attraverso foto e cartoline

Piazza IV Novembre, un sogno svanito

Lo snaturamento di una piazza

(di Giacomo Carletto)

Vicolo nuovo e Piazza IV Novembre erano, nel piano di Ongaro e Puglisi allegra, un binomio inscindibile poiché solo interagendo si sarebbero valorizzati l'un l'altra: Piazza IV Novembre infatti doveva divenire la più importante del paese, con palazzi governativi e portici lungo tutto il perimetro, mentre il Vicolo Nuovo vi si doveva immettere perpendicolarmente, per dare loro una prospettiva neobarocca.

Fino ad allora il Vicolo Nuovo era stato un tratto cieco, limitato all'attuale parte iniziale, e utilizzato solo dagli abitanti del “Campiello”. Per anni furono condotte dall'Amministrazione Comunale trattative estenuanti con i privati per la costruzione dell'ultimo tratto, la definizione del tracciato, l'indennizzo delle espropriazioni e il reperimento dei fondi necessari, perdendo probabilmente di vista l'obiettivo fondamentale, che consisteva non tanto nel collegamento viario tra la nuova piazza e la via principale, ma nell'edificazione di un complesso monumentale che avrebbe giustificato la costruzione della strada stessa, ortogonale alla piazza.

Venuta meno questa ipotesi - gli edifici più rappresentativi si stavano nel frattempo costruendo in piazza Indipendenza - diveniva irrilevante che il tracciato del Vicolo Nuovo sì immettesse perpendicolarmente o meno nella piazza, poiché il percorso rettilineo non avrebbe più avuto un punto focalizzante su cui convergere.
Fino agli anni Trenta tuttavia l'Amministrazione comunale continuò a tutelare il disegno previsto dal piano regolatore, salvaguardando l'integrità dell'area in modo da non pregiudicare eventuali residue possibilità di attuazione. Ma la crisi sopraggiunta nel 1929 ridusse la capacità di gestire il piano secondo il modello iniziale; con l'affievolirsi di una prospettiva a lungo termine, si mirò in primo luogo alla gestione del quotidiano svuotando il piano stesso della sua spinta innovativa.
Quando il proprietario dell'area adiacente all'esedra presentò la richiesta di costruire un edificio a carattere commerciale, occupando una porzione di terreno indispensabile per realizzare il progetto di Puglisi Allegra e Ongaro, non solo non si eccepì nulla ma sì cercò di trarne un utile, concedendogli la modificazione dell'esedra - il proprietario aveva difficoltà a edificare seguendo un profilo curvilineo - in cambio di un terreno che permettesse un congiungimento laterale del Vicolo Nuovo con la nuova grande piazza.
Solo la Prefettura sottolineò lo stravolgimento del piano e ne impedì l'attuazione, invocando il rispetto del progetto originario, che tuttavia venne nuovamente stravolto allorché il proprietario, ignorando il divieto, costruì fuori piano.

Dopo una prima richiesta di indennizzo da parte del Comune, ci si accordò per una permuta, che riproponeva quella precedentemente annullata dall'organo di controllo: il Comune ottenne la proprietà del Vicolo, trasformandolo in una strada comunale e allargandolo da 5,50 metri a 7 metri.
Non era però il suggestivo asse prospettico voluto da Ongaro e Puglisi allegra: immettendosi lateralmente rispetto alla piazza ne snaturava il disegno complessivo, degradandola a semplice slargo e divenendo esso stesso una strada di risulta.