Storia di San Donà
attraverso foto e cartoline

Piazza Indipendenza e il municipio

1901: quasi un quadro di De Chirico

1908: il palazzo all'angolo sud (a sinistra) è stato raddoppiato.

1917: cartolina dipinta. Sono spuntati i lampioni.
Siamo alla vigilia della distruzione operata dalla guerra.

1919: effetti della guerra.


Al centro della piazza sono state sistemate le baracche degli uffici comunali.

La ricostruzione di piazza Indipendenza

Uno degli aspetti rilevanti del piano di Ongaro e Puglisi Allegra fu la presenza di motivi innovatori accanto al perdurare di quelli tradizionali. Piazza Indipendenza, centro politico e amministrativo di San Donà, trovò spazio nel disegno urbanistico dei progettisti senza modificare il suo ruolo.
La piazza venne costruita nel tempo, e la bravura di Camillo Puglisi Allegra, nonostante vi abbia operato di momenti diversi, fu quella di aver saputo dominare uno spazio molto grande dando ad esso una dignità e una coerenza che fecero di tutto il costruito un complesso omogeneo.

Il 24 luglio 1919 venne creata una Commissione consultiva per la ricostruzione degli edifici di proprietà comunale, tra i quali - affermava il Commissario prefettizio - dovevano essere tenuti presenti “principalmente il municipio, le scuole, il fabbricato dei consorzi [ndC.: quello vecchio in via Vittorio Emanuele, vicino alla galleria Leon bianco] e i Locali di Isolamento, perché più importanti o facilmente riattabili.

Il Municipio

Il primo a essere ricostruito fu il palazzo Municipale: il 4 settembre 1919 Il Commissario Prefettizio ten. col. Ruggero Perotti ne affidò l'incarico a Puglisi Allegra, il quale chiese un periodo di tempo per procedere a uno studio tecnico e a una revisione dei prezzi; il 18 ottobre dello stesso anno il progetto fu approvato in via definitiva. La nuova costruzione doveva “rendere gli uffici rispondenti ai bisogni della popolazione e alla molteplicità dei servizi affidati al comune, migliorando in pari tempo anche l'architettura esterna dell'edificio, per renderla più rispondente all'uso cui lo stesso era adibito” e per portare “un nuovo motivo di abbellimento alla principale piazza del capoluogo”.
Spronato da queste sollecitazioni, già il 30 marzo 1920 Camillo Puglisi Allegra consegnava all'ingegner Leva, Capo ufficio tecnico del Ministero delle Terre Liberate, gran parte del progetto richiesto: il palazzo municipale venne profondamente restaurato, riproponendo nelle linee generali l'impostazione precedente, allargando gli archi del porticato e diminuendoli di numero.
Il cambiamento esterno avvenne soprattutto nell'aspetto decorativo, in linea con la mutata concezione estetica.

Il municipio fu inaugurato il 3 giugno 1923, alla presenza di S.E. Benito Mussolini, Presidente del Consiglio dei Ministri... e fu vissuto come il simbolo della rinascita del paese e del territorio circostante, evidenziando il ruolo che San Donà stava riassumendo dopo le distruzioni della guerra.

Omettiamo di raccontare la sua affacciata dal balcone, triste presagio di altre balconate fasciste.

A quella data gli unici altri edifici di una certa dignità architettonica costruiti nella piazza erano le scuole elementari e, all'angolo con la via principale, la casa Davanzo, entrambe lungo il lato sud che solo negli anni Trenta saranno unite da un porticato.

Il lato nord non era ancora stato edificato: qui, nell'arco di pochi anni, sorsero i palazzi dei Consorzi di Bonifica Riuniti e del consorzio Acquedotto del Basso Piave.

Il palazzo dei Consorzi di Bonifica Riuniti

Per quanto riguarda il primo, l'architetto Puglisi Allegra, a cui il cavalier Giuseppe Bortolotto nel 1927 aveva affidato la progettazione, elaborò due ipotesi, quasi simili per quanto riguardava il prospetto verso la piazza, ma molto diverse per quanto riguarda la parte retrostante, poiché una delle due prevedeva anche una corte interna che non venne mai realizzata. L’edificio costruito si sviluppava per 62 metri, sulla facciata si susseguivano 15 archi, che riproponevano armonicamente il motivo dei porticati esistenti sugli altri due lati della piazza. A differenza del palazzo municipale, la decorazione era molto contenuta, sia nei capitelli delle lesene che nei piedritti degli archi. L’altezza nella parte centrale raggiungeva m. 17,50 circa, mentre quella dei corpi laterali era di m. 12,80.
L’edificio ricordava altri progetti realizzati da Puglisi Allegra e in modo particolare quelli eseguiti per la Galleria Vittorio Emanuele III di Messina.

Fine anni Venti
È spuntato il monumento a Giannino Ancillotto.


1932: da via Battisti.


1933

Il palazzo dell’Acquedotto del Basso Piave

A completare questo lato della piazza venne costruita, nel 1933 quella che doveva essere la sede dell’Acquedotto del Basso Piave.
Nella sua struttura generale il palazzo aveva una pianta pressoché rettangolare, era composto “da un piano terra con antistante porticato, mezzanino, primo piano, sormontato da una parziale sopraelevazione costituente il secondo piano della fabbrica”; l'area coperta da questa costruzione era di mq 411,20. Lo stile prescelto “con le decorazioni esterne in pietra viva artificiale e rivestimenti con intonaco a graniglia bocciardato, poggiato su conci bugnati e modanati”, era perfettamente rispondente “nelle linee generali e nei particolari costruttivi alla concezione e ai motivi architettonici del prospetto principale del contiguo palazzo adibito a sede dei Consorzi di Bonifica”.

Il Consorzio dell'Acquedotto occupava i locali del mezzanino, mentre la parte soprastante, di proprietà comunale, era stata data in affitto al Partito Nazionale Fascista perché vi stabilisse la sede delle “organizzazioni del regime”.

1936: la Casa del Fascio


1946


1948: portici di piazza Indipendenza


1953


1957


Anni Sessanta

1964


1966


2012

L'arredo urbano della piazza è penoso. È necessario porvi rimedio. Una delle decisioni coraggiose che si deve riconoscere alla Giunta Zaccariotto fu quella di rifare la piazza, ormai divenuta di una banalità estrema.


La grande diatriba interessò dapprima le sorti del monumento a Giannino Ancillotto: cosa fare? Lasciarlo al suo posto, spostarlo da un'altra parte, avanzarlo verso Corso Trentin in modo da ampliare lo spazio della piazza? Alla fine prevalse quest'ultima intenzione.



Alla fine dei lavori la piazza pareva tornata dechiri-chiaramente alle origini e tutti gli amanti dell'architettura non poterono che apprezzare il risultato finale.
Al di là delle polemiche sui costi dell'intervento,
ci fu il minus di turno che dichiarò che "era più bella prima!"

I lampioni sul lato sinistro (lato sud-ovest) prolungano idealmente la visuale di via Battisti.


Le fontanelle e la piscina sul lato destro (lato nord-est) restituiscono simmetria alla piazza; alla loro destra piccoli alberi creano ristoratrici zone d'ombra.

Qualche problema generò la nuova pavimentazione nelle cui fughe si incastravano tacchi a punta e mozziconi. Per questi ultimi fu emanata un'ordinanza che prevedeva multe di 100 € per chi fosse stato sorpreso a gettare mozziconi a terra. Altrettanti euri di multa furono stabiliti per chi fosse stato sorpreso a salire sul monumento, cosa del tutto incomprensibile dato che il monumento stesso (lui sì di una bruttezza irreparabile, degna di essere reinterpretata) fu concepito come una scalinata affiancata da una serie di rampe, gioco ideale per i bambini.