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Storia di San Donà
attraverso foto e cartoline
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La "pitona" è il monumento a Giannino Ancillotto,
asso dell’aviazione della prima guerra mondiale, nato a San Donà nel 1896
e morto in un incidente automobilistico a Caravaggio (BG) il 18 ottobre 1924.
Il luogo deputato fu individuato nella piazza Indipendenza di San Donà, cittadina natale dell’eroe. Costante Bortolotto voleva certamente onorare
Giannino Ancillotto, anche perché era primo cugino di sua moglie.
Alla morte di Giannino, Costante Bortolotto voleva dunque certamente onorare l’eroe dell’aria e dedicargli una bella lapide sotto il portico del municipio, laddove cioè venivano onorati gli eroi di San Donà. Ma gli sembrava eccessivo un monumento, magari enorme, in mezzo alla piazza, come sembravano pretendere in tanti. Al centro della piazza Costante Bortolotto avrebbe piuttosto voluto far costruire una grandiosa fontana; aveva anche dato incarico a Puglisi Allegra di progettare una, con una pigna al centro, sostenuta da fasci fascisti, e dei leoni. Sembrava che le cose stessero andando in quella direzione... Ma la madre dell’eroe, che aveva conoscenze a Roma, non sembrava accontentarsi di una lapide per il figlio. E a Roma bussò a qualche porta notevole. Si interessò della faccenda il capitano dell’Aeronautica, Italo Balbo, che fece sua una sottoscrizione... tutti si mobilitano per il monumento a Giannino, che nella testa di Corinna avrebbe dovuto essere anche una tomba. San Donà era considerata una “città aviatoria”, per le varie cose legate a Giannino Ancillotto.
Progettò l’opera l’architetto Pietro Lombardi e lo fece secondo la retorica ampollosa e magniloquente di quegli anni. Primo linguaggio architettonico di un regime che non aveva ancora consolidato le sue basi (e il suo stile) fu il linguaggio futurista. E San Donà ebbe così il suo monumento futurista. Nel 1931 il monumento risultava completato: evocava la sagoma di un aereo, immagine però percepibile con chiarezza solo attraverso una visione zenitale. Frontalmente apparivano le due ali dell’aereo, caratterizzate da robuste fiamme e profili di aquile ad altorilievo, con andamento simmetrico e convergente. Lo scultore di queste parti era tal Valerio Brocchi (Nomen omen). Al centro era posta una colonna in granito, che fungeva da asse di simmetria, proveniente dall’Antiquarium di Roma e dono del governatore Boncompagni Ludovisi. L’opera era completata da due rilievi in bronzo che raffiguravano rispettivamente un ritratto di Giannino Ancillotto e l’impresa dell’abbattimento del drachen di Rustignè (da cui il motto dannunziano "perficitur igne": è reso perfetto dal fuoco). Due corone di bronzo completavano la decorazione del monumento.
Nella costruzione si vedeva anche la porta che avrebbe dovuto condurre al sacello tombale.
’A pitonaVisto dal basso però, dal piano stradale, cioè da dove tutti la vedono, il monumento-aereo ricorda
una grande gallina ("pitona") accovacciata; soprattutto il fascio littorio appoggiato
alla colonna ricordava allora
il bargiglio della "pitona"; onde fu facile ribattezzarla così in spegio alle intenzioni dell’autore
e al regime.
Qui sotto siamo nel 1932
Giannino Ancillotto non fu mai sepolto nella tomba-aereo, che rimase quindi un
monumento-scultura vuoto. Per un lungo periodo Giannino rimase sepolto nel nuovo cimitero
nella tomba dei De Faveri. Nel 1936 Giovan Battista Dall’Armi, diventato
podestà, diede il benestare per il monumento a Giannino nel nuovo cimitero di via Code.
Ma sulla tomba di Giannino si giocarono le frizioni interne al Partito Fascista sandonatese.
Dall’Armi, amico degli Ancillotto, e perciò deciso a favorirli nei desideri
di Corinna, aveva già dato l’ordine di iniziare i lavori, ma fu costretto a sospenderli.
La Commissione edilizia comunale, legata a Costante Bortolotto,
votò infatti contro la realizzazione della tomba al centro del cimitero,
per più ragioni; da un lato con la storia della tomba si era forse tirata un po’
troppo la corda (Corinna Argentini, madre dell’eroe, continuava a premere per una grandiosa
tomba al centro del cimitero: da tutte le parti si sarebbe dovuto ammirarla,
con sotto addirittura tombe per i poveri); dall’altro il podestà
Giovan Battista Dall’Armi si era fortemente inimicato Costante Bortolotto
per aver denunciato al Prefetto una gestione un poco allegra,
sicuramente non formalmente rigorosa, della cosa pubblica da parte dello stesso Bortolotto,
cosa che aveva avuto l’effetto di far saltare la da tutti attesa riconferma a podestà
di Bortolotto in favore proprio di Dall’Armi.
Il podestà capì che non poteva andare contro la volontà
dei Fasci di Combattimento, non se la senì di forzare la mano
e la tomba di Giannino, sempre scenografica ma non certo come previsto dal progetto
di Puglisi-Allegra, fu realizzata sul lato sinistro dell’ingresso,
dove invece era prevista la casa del custode, che fu realizzata in tono più dimesso all’esterno del cimitero stesso.
Qui sotto siamo nel 1942: spuntano le piantine attorno al monumento
La cartolina è stata spedita nel 1946 ma l’immagine è precedente la fine della guerra: e si può notare che il "bargiglio" della "pitona" (il fascio littorio) è già stato scalpellato via, si presume dal ’43.
Qui sotto siamo nel 1956; le piantine crescono e sono diventate esotiche palme.
Primi anni Sessanta
Passano gli anni e la piazza si fa sempre più brutta.
L’amministrazione Zaccariotto (Lega Nord) decide il rifacimento della piazza
e si apre un grosso dibattito sulle sorti della "pitona": c’è chi vorrebbe farla sparire per sempre
in quanto esempio di scultura fascista,
c’è chi propone di spostarla da un’altra parte, magari al centro della grande rotonda all’incrocio
tra via Noventa e via Unità d’italia, quella che incontra chi, proveniente dall’autostrada, entra in San Donà
da nord, ma significherebbe dare un’immagine distorta della città.
Il significato simbolico che il monumento è andato acquistando negli anni (a causa della sua patente bruttezza) lo ha reso oggetto di pubblico ludibrio e di difese appassionate; per conoscere le tendenze politiche e la formazione estetico-culturale di un sandonatese è sufficiente chiedergli che cosa pensi del monumento. |
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