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Esito della III guerra d'indipendenzaIl 13 luglio le truppe austriache lasciarono Treviso, il 18 luglio i Cavalleggeri di Monferrato entrarono nel nostro territorio a sancire un ideale passaggio di consegne.
Il 3 agosto giunse a Treviso il marchese Rodolfo D’Aflitto, commissario
di re Vittorio Emanuele, per applicare, ancor prima del trattato di pace,
le leggi del Regno, comprese quelle antiecclesiastiche.
Il giorno dopo il vescovo Zinelli si recò a fargli visita, che il D’Aflitto ricambiò qualche giorno dopo consigliandogli di dimostrare pubblicamente di non essere un austriacante ma di approvare il nuovo stato di cose. Numerose erano infatti le contestazioni contro il vescovo, che diradò le sue uscite, anche se il 17 agosto egli scrisse una lettera in cui conculcava obbedienza al legittimo sovrano (che proprio tale non era perché ancora non era stato firmato il trattato di pace né si era svolto il plebiscito per l’annessione). «Noi siamo pronti in questa solenne occasione di inculcare a voi sacerdoti e per mezzo di voi alla popolazione di riconoscere in questo tramutamento politico il dovere che hanno tutti distintamente di mantenere la pace e la tranquillità, di prestare obbedienza alle autorità incaricate dall’augusto nostro sovrano Vittorio Emanuele II e non solo obbedienza, ma rispetto e onore come prescrive il Vangelo». Non cessarono le manifestazioni ostili. Il trattato di pace di Vienna, firmato il 3 ottobre 1866, dispose testualmente
che la cessione del Veneto (con Mantova e Udine) al Regno d’Italia (che beneficiava
della vittoria prussiana pur essendo stata sconfitta dall’Austria per terra a Custoza
e per mare a Lissa) dovesse aversi “sotto riserva del consenso delle popolazioni
debitamente consultate”.
A Treviso intanto il vescovo Zinelli non voleva che venissero chiamati “martiri dell’indipendenza italiana” quelli in onore dei quali si voleva celebrare una messa in cattedrale il 19 ottobre, essendo “martiri” solo i cristiani vittime delle persecuzioni romane, né che il discorso funebre fosse tenuto dal sacerdote trevigiano designato dal comune, don Feliciano Fortran, noto patriota dalle idee liberali. Si trovò un compromesso e le esequie vennero celebrate senza usare la locuzione incriminata. Il plebiscitoSi votò il 21 e 22 ottobre e l’accesso alle operazioni di voto, come per altri plebisciti e consultazioni elettorali dell’epoca, fu limitato alla popolazione maschile di un certo censo: interessò pertanto solo una parte minoritaria della popolazione veneta (meno di 650.000 votanti su un totale di 2.603.009 residenti). Il risultato (646.789 sì; 69 no; 567 voti nulli), rispecchiò l’assoluta mancanza di segretezza nel voto e di trasparenza nelle conseguenti operazioni di scrutinio. In tal modo, la sostanziale sconfitta militare del Regno d’Italia nella Terza guerra di indipendenza italiana del 1866 si trasformò in un successo politico per casa Savoia. Per i comuni la nuova legge elettorale stabiliva un Consiglio Comunale di venti membri. Votavano i cittadini maschi di ventun anni alfabeti, che pagavano imposte comunali, o che erano impiegati dello Stato, decorati al valor militare, o in possesso di un titolo di studio medio-superiore o universitario. Erano escluse le donne insieme con vari strati della popolazione. Si totalizzava una bassissima percentuale di votanti. Il 15 novembre il re giunse a Treviso e il 16 si incontrò col vescovo Zinelli, che lo stesso giorno scrisse al patriarca Trevisanato: «L’odio dei settari che vorrebbe distrutta la religione non cesserà contro di noi, ma è un conforto capire che l’animo del re è religioso». Le prime elezioni amministrative si svolsero il 23 dicembre 1866 e il primo sindaco di San Donà di Piave fu Giuseppe Bortolotto. Negli anni successivi all'annessione al Regno d'Italia, nuovi lavori di bonifica interessarono il sandonatese, segnando la metamorfosi ambientale del territorio e incrementando la produttività della zona: tra il 1865 e i primi anni del Novecento furono avviate 48 bonifiche a prosciugamento meccanico e messi a produzione 11.000 ettari (un quarto del territorio compreso tra i fiumi Sile e Livenza. Nel 1867 San Donà fu onorata della visita del generale Nino Bixio che stava facendo uno studio sulla navigazione fluviale. A titolo di curiosità riportiamo dalla nota delle spese fatte dal municipio in onore del grande garibaldino la seguente: Colazione per sei persone L. 15,43. Nel 1868 fu pubblicato il Dizionario Corografico dell’Italia a cura
del prof. Amato Amati – dott. Francesco Vallardi, tipografo editore – Milano.
A pag. ... del volume ... c’erano le righe riguardanti il Comune di San Donà:
... Visita pastorale del 10 MAGGIO 1868Andò monsignor Giuseppe Biscaro ad accogliere il vescovo Zinelli. Il Concilio Vaticano ITorniamo a seguire il vescovo Zinelli, che in novembre partì per Roma per partecipare al Concilio Vaticano I, dove avrebbe avuto una parte importante nella Commissione De Fide nell’estensione della costituzione Pastor aeternus sull’infallibilità e il primato del papa e come relatore della stessa. Ma il Concilio il 18 luglio 1870 fu sospeso e il vescovo ritornò in diocesi. 20 settembre 1870: Roma italianaMolti sandonatesi furono chiamati alle armi per la restituzione di Roma all’Italia ma soltanto Luminato Luigi, Furlanetto Giovanni, Battistella Francesco, Canever Costante, Dal Moro Angelo, Rorato Luigi e Dus Angelo ebbero la grande soddisfazione di entrare trionfanti nella città eterna il XX settembre 1870. Con i nomi sopra si completa l'elenco dei valorosi sandonatesi... [Plateo] ... che pugnando per l’unità e l’indipendenza della patria versarono il loro sangue sui campi di battaglia, di quelli fra essi che furono feriti o che meritarono la medaglia al valor militare, nonché di tutti gli altri che offersero e esposero impavidi la loro vita per spezzare le catene del servaggio, onde additarli alla gratitudine imperitura dei presenti e dei posteri, e ci auguriamo che la lapide ai caduti combattendo venga completata coi nomi di Bincoletto, De Nobili, Rasa ed altri, per meglio eternare l’eroica fine di questi valorosi concittadini, certi che al marmoreo ricordo non mancherà mai il conforto di «amorosi lauri». Se qualcuno ci dirà: Quarant’ottate! Quarant’ottate! noi risponderemo che coll’anima gelida come un’arca sepolcrale, senza fremiti per gli oppressori, senza palpiti per la libertà, senza il vessillo di S. Marco, il carroccio e la bandiera tricolore, i secolari dominatori d’Italia non avrebbero rivarcati i monti, e le libere forme non ci avrebbero aperte le vie feconde del miglioramento morale e materiale. L’occupazione di Roma del 20 settembre e il mito di Pio IX-prigioniero rafforzarono nel vescovo Zinelli, se ce ne fosse stato bisogno, il suo amore e la sua devozione al papa. Lo dimostrò nella celebrazione del giubileo episcopale di Pio IX il 16 giugno 1871 che egli volle abbinata alla consacrazione al Sacro Cuore di tutta la diocesi, occasione per far sorgere in molte parrocchie le Pie unioni del Sacro Cuore di Gesù. Il 29 giugno 1873 si avvertì una scossa di terremoto il cui epicentro
era nella zona di Ceneda; non si ebbero danni.
Nuova salubrità in riva alla PiaveMa la vera scossa, in senso positivo, per il basso Piave fu il ripristino della Piave Vecchia (1873) che consentì di riportare la salubrità dell’aria in una zona ch’era diventata sempre più depressa dalla costruzione del taglio del Sile. Ciò fu possibile grazie alla costruzione della conca dell'Intestadura, grazie alla quale il tragitto da San Donà a Venezia fu ridotto di km 26,200 (via Portegrandi) e di km 23,500 (via Cavallino-Treporti).In pochi anni di libertà San Donà era già la «prima nella provincia per l’agricoltura» (Monografia Agraria Avv. Stivanello, 1873, pag. 145). I mezzi di comunicazione venivano sviluppati con spirito di modernità, mediante il completamento della rete stradale del Comune; si attivò la navigazione fluviale con i piroscafi; ma soprattutto si costruì il... ... primo ponte sul Piave fra San Donà e MusileAlla fine dell’anno 1874 cominciarono i lavori di costruzione
del ponte in legno sul Piave da parte delle Ditte Bortolo Lazzaris ed
Alessandro Wiel, che si erano aggiudicate l’appalto.
Abbiamo già anticipato come, con l’avvento del regno d’Italia e l’avanzare di una borghesia di nomi nuovi,
tendessero a scomparire i cognomi dell’antica nobiltà che per secoli aveva posseduto terreni nelle nostre zone.
Ma queste considerazioni non erano così evidenti e le notizie storiche così conosciute per impedire in quel 1875 che venisse murata sulle pareti porticale del palazzo municipale una pomposa iscrizione marmorea, dettata da Venanzio, nella quale si magnificava la generosità del patrizio Angelo Trevisan del 1480, affibbiandogli il merito dell’iniziativa del risorgimento agricolo di S. Donà. Dirà il Plateo: Anzitutto convien riflettere che non tutte le iscrizioni marmoree laudative delle virtù dei trapassati sono sincere, e poi si deve perdonare a chi ispirò la lapide l’errore comune di altri scrittori di credere che Trevisan si sia interessato alla costruzione della chiesa e del miglioramento dell’agricoltura più de’ suoi predecessori, de’ suoi vicini, de’ suoi successori, per fatto che lasciò nella chiesa una lapide altisonante per affermare l’iuspatronato, e nel campanile lo stemma (che porta l’angelo dei Trevisan, e che sarà erroneamente creduto simbolo del paese), proprio per affermarne la proprietà Lo stemma In quel 1875 si completava sulla sinistra Piave il «sostegno Brian», fondamentale lavoro per l’igiene e l’agricoltura della zona, che faceva il paio con quello completato due anni prima sulla sinistra Piave, il «sostegno all’Intestatura». Nel 1875 il vescovo Zinelli aveva dovuto interrompere la sua visita
pastorale perché colpito da apoplessia.
Appena si sentì meglio la riprese e la concluse sul finire dell’anno.
Nella foto qui a sinistra, risalente al 1876,
vediamo in primo piano il vescovo Zinelli, stanco e carico di anni;
alla sua sinistra (in primo piano a destra per chi guarda)
è monsignor Pietro Jacuzzi,
professore e rettore del seminario di Treviso.
Il 30 agosto 1876 la Principessa Margherita di Savoia, accompagnata dall’Ammiraglio Acton e dai Marchesi Monteremo, fu ricevuta dal Sindaco Trentin, L'anno successivo, il 27 agosto 1877, un altro reale veniva a San Donà: il Principe di Napoli Vittorio Emanuele, futuro re d’Italia, venne a San Donà accompagnato dal personale di servizio. Si fermò un’ora a raccoglier fiori sulle rive del Piave. Molto più interessante è che in quel 1877 si costituì la Banca Mutua Popolare.
Nuovo re e nuova papaNel gennaio del 1878 moriva Vittorio Emanuele II e gli succedeva il figlio Umberto I. Neanche un mese dopo, il 7 febbraio, moriva anche il suo grande rivale Pio IX nei Palazzi Vaticani, dai quali non era più uscito dopo il 20 settembre 1870. Il conclave durò molto poco, appena 36 ore. Al terzo scrutinio, il 20 febbraio 1878, fu eletto il cardinale Gioacchino Pecci che prese il nome di Leone XIII; aveva avuto la meglio sul cardinal Bilio, che passava come l’autore del Sillabo, mentre l’eletto «era stato chiaramente all’opposizione durante il pontificato di Pio IX», come ricorda Giancarlo Zizola. «Aveva vissuto tutti quegli anni in esilio a Perugia, dove peraltro s’era costituito un piccolo Vaticano, frequentato da intellettuali ed artisti, dove scriveva lettere pastorali che erano proprio il contrario delle encicliche di papa Mastai, perché affrontava con spirito positivo i maggiori problemi del tempo»; era forse quel successore che Pio IX stesso si augurava da quando aveva capito che uno come lui era fuori dal mondo. Muore il vescovo. Nuovo vescovoIl 20 novembre 1879 il vescovo Zinelli, forse
impressionato dalla politica del nuovo pontefice, fu colpito da un secondo
attacco di emiplegia e spirò il 24. In quei giorni i suoi nemici “ascoltando la
voce dei poveri” deplorarono il loro passato atteggiamento “davanti all’uomo
benefico che muore”. Fu sepolto nella cripta della cattedrale di Treviso.
di Angelo Gambasin
La nomina di Giusepe Callegari a vescovo di Treviso fu annunciata ai diocesani dal vicario capitolare mons. Giuseppe Sarto. L’ingresso del vescovo a Treviso ebbe luogo il 26 giugno. Si interessò da subito del seminario, la cui situazione economica era disastrosa: «La deprecata legge della conversione e liquidazione dei beni ecclesiastici – e sono le leggi del 1866 e 1867 che il regio commissario D’Aflitto si era affrettato ad applicare ha talmente diminuiti i redditi del seminario che, pagate le tasse, non resta quasi nulla». Fortunatamente poté contestare alcune disposizioni e riottenere 15.000 lire di cui 1.000 in titoli di stato. I chierici erano 69 e appena 25 riuscivano a pagare la piccola retta: fortunatamente appianavano i conti i collegiali non seminaristi. Non sappiamo se tra quei 44 seminaristi poveri ci fosse anche Natale Simionato, quasi quindicenne, del quale però sappiamo che frequentò il seminario di Treviso. Lotte di classeSe prima del 1870 a San Donà non si erano avvertiti dissidi di classe, negli anni dal 1870 al 1879 vi erano state delle lotte amministrative tra la piazza e il Municipio; i primi sintomi del malcontento della classe povera si manifestarono nell'inverno 187980 dalle turbe fameliche dei braccianti che salivano le scale del palazzo municipale armati della parola d’ordine «pane e lavoro!» Le scene dolorose si sarebbero ripetute negli anni successivi, nonostante i...... grandi progressiFurono sistemati i vari consorzi di scolo e di difesa e creato un nuovo consorzio
col nome di Piveran (1880).
Cominciavano i lavori di costruzione della linea ferroviaria che avrebbe
collegato Venezia a Portogruaro.
Il 3 ottobre 1880 per l’inchiesta agraria venne a San Donà l’onorevole Emilio Morpurgo ed egli poté rolevare che pochi anni di libertà erano bastati per dare al paese uno sviluppo straordinario, tanto da fargli meritare il titolo di «Oasi del Veneto» (come riportava appunto l’Inchiesta agraria, 1880) e l'anno seguente quello di «Olanda del Veneto», nella monografia Sormani Moretti 1881. Nel 1881 vi si teneva il Congresso delle banche, sotto la presidenza dell’onorevole Luigi Luzzatti In un clima così positivo, quasi positivista, non ci si dimenticava degli eroi del Risorgimento locale. Eretta una colonna spezzata in cimitero onore di Antonio Cimetta
Una colonna spezzata nel cimitero, collocata sulla fossa che racchiude le ossa del Cimetta, fu eretta in occasione
del 32° anniversario della morte del patriota italiano fucilato presso il Piave dal colonnello Radetzsky
(figlio del famoso generale). Questa l'iscrizione che riportava l'annessa epigrafe:
ANTONIO CIMETTA MARINAIO DI PORTOGRUARO AGENTE CORAGGIOSO DI QUELLA COSPIRAZIONE CHE HA REDENTA LA PATRIA A MORTE DA TRIBUNALE AUSTRIACO CONDANNATO SUBIVA INTREPIDO LA FUCILAZIONE IN QUESTO COMUNE 14 GENNAIO 1849 SPIRANDO COL GRIDO VIVA ITALIA I CITTADINI DI S. DONÀ NEL XXXII ANNIVERSARIO |
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