STORIA di SAN DONÀ dal 1961 al 1965
1961
San Donà conta 24.445 abitanti: l'esodo dalle campagne, dovuto alla meccanizzazione
agricola ha determinato una flessione
rispetto al censimento del 1951. Una statistica rivela che nel comune il 64% delle
abitazioni è dotato di energia elettrica
per l'illuminazione, il 22% dispone di corrente industriale e
solo il 13% ha un impianto di riscadamento.
L'arrivo di monsignor Dal Bo
Il vescovo di Treviso monsignor Antonio Mistrorigo accompagna in duomo
monsignor Dal Bo
Monsignor Dal Bo non fa in tempo a sistemarsi in canonica che subito gli scoppia
tra le mani la grana delle...
Suore ribelli a San Donà e rissa in convento
Il Convento di clausura del Cuore Immacolato di Maria di San Donà
stava attraversando momenti difficili in seguito all'allontanamento della badessa, madre Amata,
al secolo Maria Pascher,
Mentre suor Maria Pascher, era all'estero
(dal I luglio era in America a Cleveland in una casa dell’ordine)
ricevette l'ordine di non comunicare più con le sue suore.
Il 14 settembre la raggiunse un telegramma: le suore del "suo" convento di San Donà
avevano ricevuto un ordine perentorio: "o diventare clarisse e aspettare
l'arrivo della nuova madre superiora o lasciare il convento.”
L’ordine era stato portato alle suore da padre Modesto Bortoli, il religioso che aveva poi
insediato la nuova madre superiora, la clarissa suor Clara Sorge, proveniente da Ferrara.
L’arrivo di suor Clara Sorge aveva di fatto creato nel gruppo delle suore due fazioni:
quella delle suore obbedienti, le quali accettavano la nuova disciplina
e le “disobbedienti”, che intendevano mantener fede a Maria Pascher.
Le suore avrebbero raccontato in seguito ai giornalisti che ai due gruppi spettavano perfino
trattamenti alimentari diverso tant’è che nelle celle delle “preferite”
da Clara Sorge venivano rinvenuti cioccolatini, biscotti e addirittura
delle bottiglie di Ferro china.
La difficile situazione indusse le suore
disobbedienti a richiamare telegraficamente dall’America la Pascher.
L’ex badessa, ricevuti i messaggi da San Donà, salì a bordo di un “aviogetto”,
come scrissero poi le cronache del tempo, e nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 settembre 1961
fu fatta entrare di nascosto nel convento. Qui incontrò e si scontrò con la nuova badessa Clara Sorge
e ne nacque una rissa. Attirati dalle urla, tre frati francescani
dell’ordine dei cappuccini del convento adiacente intervennero per tentare di sedare gli animi;
padre Modesto si ritrovò addirittura ad armeggiare un bastone; successivamente arrivarono anche
i carabinieri, un elettricista e un barista; giunge infine anche il neo-arciprete di San Donà,
monsignor Dal Bo; solo non si videro i due liocorni.
Pare che il brigadiere dei carabinieri tentò addirittura di tradurre il gruppo
in caserma ma per fortuna gli animi si placarono e le disobbedienti,
chiuse le porte del convento, andarono a dormire.
Le obbedienti invece, costrette ad abbandonare il convento, portarono via il necessario
per trasferirsi nel vicino orfanotrofio. Nel silenzio della notte si sentì
padre Modesto Bortoli urlare: "Restate pure nella vostra casa coi vostri peccati. Sarete scomunicate!"
Il giorno successivo le disobbedienti chiesero l’intervento di due medici.
Il professor Girardi, direttore dell’ospedale di San Donà di Piave,
rilasciò all’ex badessa un certificato dal quale risultava che dal tumulto
tre francescane – Elisabetta P. di Padova, Santina B. di San Donà di Piave
e Leonizia Z. di Martellago – avevano subito lesioni varie.
La cosa finì ovviamente sui giornali e tutta Italia rise delle "suore di San Donà"
Secondo quanto riferito dalle suore obbedienti tutto il diverbio
aveva avuto origine dall’espulsione di A. M. di San Donà di Piave
che sarebbe stata malmenata dalla vecchia badessa.
A. M. sarebbe stata poi riammessa in un convento di Bologna. Ma la sua espulsione
avrebbe provocato le tre inchieste cui in seguito fu sottoposta la Pascher.
1962
1963
In via Risorgimento viene ultimata la costruzione del Grattacielo,
mentre così si presenta Corso Silvio Trentin.
In 9 ottobre la valanga d'acqua provocata a Longarone dalla frana del Vajont determina un'eccezionale
ondata di piena del Piave che, dopo 18 ore, cioè a metà del pomeriggio del 10 ottobre raggiunge San Donà.
La popolazione osserva preoccupata l'imponente massa d'acqua che in poche ore ha colmato le golene e soprattutto la
quantità dei detriti trasportati dalla corrente.
A Mussetta viene aperta la Scuola Materna SS Angeli Custodi e chiude l'asilo di via Jutificio.
Scompaiono due pezzi della San Donà d'anteguerra con l'abbattimento di vecchie case e la costruzione al loro posto
del Condominio Vidussi (in Corso Silvio Trentin).
In via Dante viene aperta la casa di soggiorno per anziani "Villa Serena", dotata di 49 posti letto.
1964
Si rinnova il Consiglio Comunale, e risultano eletti:
| 1 Pilla Franco | D.C. Sindaco |
| 2 Pavanello Natale | D.C. Ass. |
| 3 Prata Giovanna | D.C. Ass. |
| 4 Gusso Giuliano | D.C. |
| 5 Tonetto Carlo | D.C. |
| 6 Boni Renzo | D.C. |
| 7 Giordano Follador | D.C. |
| 8 De Pieri Olindo | D.C. |
| 9 Carcereri Franco | D.C. Ass. |
| 10 Gheller Aurelio | D.C. |
| 11 Furlan Giampietro | D.C. |
| 12 Poloniato Aldo | D.C. Ass. |
| 13 Dal Bo Guido | D.C. Ass. |
| 14 Menegaldo Lino | D.C. |
| 15 Ferraro Ottavio | D.C. |
| 16 Pollon Severino | D.C. |
| 17 Botter Alfeo | D.C. |
| 18 Merlo Alessandro | P.S.I. |
| 19 Pasini Evelino | P.S.I. |
| 20 Fanzago Antonio | P.S.I. |
| 21 Piazzi Angelo | P.S.I. |
| 22 Balliana Antonio | P.C.I. |
| 23 Bortoletto Giovanni | P.C.I. |
| 24 Borin Alessandro | P.C.I. |
| 25 Mardegan Ciriaco | P.C.I. |
| 26 Barosco Riccardo | P.S.D.I. |
| 27 Barborosso Francesco | P.S.D.I. |
| 28 Trame Lorenzo | P.L.I. |
| 29 Bertè Giulio | P.L.I. |
| 30 Buffolo Giuseppe Virgilio | P.S.I.U.P. |
Monsignor Luigi Saretta, che da un anno ha lasciato la parrocchia sandonatese per ritirarsi a vita privata, si spegne
a Treviso. Clicca QUI per la sua biografia.
Il 6 settembre 1964 si tiene la Commemorazione del sacrificio dei 13 Martiri nel XX° Anniversario della Resistenza.
Questa L'introduzione del neosindaco Dott. Franco Pilla:
A nome della Civica Amministrazione presento queste modeste pagine che si propongono di ricordare i 13 Martiri nel ventennale del Loro sacrificio a tutti coloro che vissero il Secondo Risorgimento e di FarLa conoscere ai giovani, a quelli che sono venuti quando l’alba della Libertà era già risorta sulla nostra Città e sulla Patria.
Il 28 luglio 1944 a Cà Giustinian vennero fucilati per nessun delitto, per nessun tradimento, ma solo per aver scelto la libertà e l’onore: Attilio BASSO, Stefano BERTAZZOLO, Francesco BIANCOTTO, Ernesto D’ANDREA, Giovanni FELISATI, Angelo GRESSANI, Enzo GUSSO, Gustavo LEVORIN, Violante MOMESSO, Venceslao NARDEAN, Amedeo PERUCH, Giovanni TAMAI e Giovanni TRONCO.
Non tutti erano sandonatesi; Gressani di Ceggia, Felisati di Mestre e Levorin di Padova. Ma da allora e per sempre nostri Concittadini, perché accomunati dallo stesso sacrificio.
L’Amministrazione Civica nel 20° anniversario dell’eccidio, che, nelle immani proporzioni, ha toccato il vertice della tragedia vissuta dalla Patria in una delle ore più oscure della Sua storia, ha dedicato la giornata del 6 settembre per onorare, con i 13 Martiri, tutti i Caduti della Resistenza e per celebrare i grandi valori ideali che la Resistenza rappresentò, nella lotta contro la dittatura per la conquista della Libertà.
Non sarebbe patrimonio vero, consapevole, operante, la libertà in Italia se non fosse stata conquistata dal coraggio, dalla fede, dall’eroismo del sacrificio dei suoi figli migliori; da coloro che dimostrarono di credere nella Libertà e nella Democrazia, con il sangue, che ci insegnarono un modo nuovo di fedeltà agli ideali.
Così intendiamo ricordare i 13 Martiri e con Loro tutta la Resistenza Sandonatese.
Si, anche gli altri: Attilio RIZZO, animatore e capo, Medaglia d’Argento al Valor Militare, Giovanni BARON, suo collaboratore, Medaglia di Bronzo al Valor Militare, Primo BIANCOTTO, Carlo VIZZOTTO, Verino ZANUTTO, Luigi GUERRATO, Luigi CAROZZANI, Bruno BALLIANA, Giodo BORTOLAZZI, Flavio STEFANI, Casimiro ZANIN; Antonio FERRO, Erminio ZANE, Esterino DALLA FRANCESCA, Cesira ed Elvira CAROZZANI, la Brigata Eraclea, la Brigata Piave, Reparti dell’Esercito della Libertà, nati ed organizzati nella nostra amatissima terra del Basso Piave, dove mai il fascismo era riuscito a piantare radici profonde.
Per quanto, mentre ancor oggi ci raccogliamo accomunati in un sentimento di immensa pietà e profonda commozione attorno a queste 13 salme sacrificate dall’odio e dalla violenza, eleviamo insieme la nostra protesta di popolo civile contro la tirannide e la dittatura.
Per questo ancora, sentiamo il diritto di pronunciare l’implacabile condanna, poiché conosciamo attraverso il sacrificio dei nostri Martiri quale sia il prezzo che un popolo deve pagare per la conquista della Libertà.
Le celebrazioni del 6 settembre costituiscono per tutti un profondo e grave ammonimento ad essere degni di questo bene inestimabile.
Il Sindaco
Dott. Franco Pilla
San Donà di Piave, 6 settembre 1964
Clicca QUI per un approfondimento sui 13 martiri
1965
La biblioteca civica, neo-costituita, viene aperta al pubblico nel mezzanino del Palazzo della Pretura in Piazza Indipendenza.
I Vigili del Fuoco si trasferiscono nella sede attuale, l'ex caserma in via Gorizia viene abbattuta e al suo posto
viene eretta la Casa del Mutilato (attuale Casa del Fanciullo).
Viene attuato il primo intervento per la sistemazione di Piazzetta Trevisan con la costruzione
del Palazzo INA. La costruzione, ragguardevole per la sua altezza, si rivelerà in futuro un fuori scala.
Arriva il bersagliere
Un imponente corteo accompagna la copia bronzea del Bersagliere di Porta Pia mentre attraversa la città per essere
collocato all'imbocco del Ponte della Vittoria dalla parte di Musile.
Era arrivato da Torino sotto la scorta delle staffette in bicicletta...
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