Storia di San Donà
(anche) attraverso foto e cartoline

L'alluvione del novembre 1966

Il 2-3 novembre in pianura e in montagna ci furono straordinarie precipitazioni che resero difficoltoso il lavoro delle idrovore, le quali pompavano acqua in canali già in piena.
Il giorno successivo, 4 novembre, nelle prime ore del giorno cominciarono ad arrivare in pianura le acque di piena dei fiumi Piave e Livenza. L’argine del canale Brian ruppe sulla sinistra idrografica, a valle di Stretti; conseguentemente si dovettero bloccare tutte le idrovore che scaricavano l’acqua in questo collettore: così varie zone del territorio cominciarono ad essere sommerse.
Un forte vento di scirocco causò poi una violenta mareggiata, che superò ovunque il cordone dunoso della costa e sommerse il retroterra compreso fra il Porto di Lido e la foce del Livenza, a Porto Santa Margherita.
Durante la notte del 5 novembre il Piave raggiunse il massimo livello di piena. Cominciarono allora le tracimazioni su più punti degli argini, fino alla rottura dei medesimi presso Zenson e Negrisia, con il conseguente allagamento di gran parte del territorio. Il drammatico evento causò grandi pene a moltissime famiglie, costrette all’esodo, ingenti perdite di bestiame, danni agli immobili, alla produzione agricola, alle attrezzature ed impianti. Fortunatamente non si ebbero ben più gravi conseguenze poiché gli argini delimitanti il centro urbano di San Donà ressero la spinta dell’acqua, che arrivò quasi a lambire il loro apice, sommergendo per alcuni metri le golene. La città divenne allora la sede operativa dei soccorsi e per la gestione dell’emergenza.

La gestione dell’emergenza
Nel Foglietto Parrocchiale del 20 novembre 1966, l’Arciprete Dal Bo dedicò ampio spazio all’avvenimento:

“(…) Le Autorità locali di ogni genere, i Sacerdoti e volenterosi privati si adoperarono con giornate e notti di intenso lavoro per porre al sicuro le famiglie, e la loro opera, grazie a Dio, è valsa a scongiurare ogni perdita di vite umane.
Gli alluvionati furono fatti affluire nei vari centri di raccolta che, man mano il bisogno si presentava, venivano allestiti (…)
In tutto il Comune coloro che dovettero abbandonare le loro case non furono certamente meno di millecinquecento, senza contare quelli che trovarono alloggio presso parenti.”


Aree interessate dall'alluvione del Piave

Tutti si rimboccarono le mani per offrire, a diverso livello, gli aiuti necessari, nonché l’ospitalità ai sinistrati e soccorritori:

“La prima casa ad aprire le sue porte per accogliere i sinistrati fu il nostro Orfanotrofio, poi l’Asilo S. Luigi, quindi l’Ospedale Civile nella parte dell’Ex Sanatorio e in seguito l’Asilo di Mussetta e le Scuole elementari del Centro, di Via Venezia, della Scuola Differenziale e la Scuola Media R. Onor.”

L’Oratorio Don Bosco offrì il suo contributo alla gestione dell’emergenza, allestendo la mensa per i vari reparti di vigili del fuoco, polizia e militari affluiti a San Donà da altre zone ed alloggiati nelle Scuole di via Carbonera. Già sabato 5 novembre è funzionante nell’Oratorio un centro di raccolta di indumenti, coperte, materassi e altri generi di prima qualità.
In quei drammatici giorni, il clero e i religiosi furono protagonisti nell’assistere e prendere iniziative, coinvolgendo le comunità parrocchiali e i gruppi giovanili. Ad esempio, il salesiano don Ottorino Cariolato mobilitò gli scout dell’Asci San Donà 1°, di cui allora era assistente.
Innumerevoli furono gli episodi di autentico altruismo vissuti dall’«Alta Squadriglia» e dai Rovers del Clan «Caimani del Piave», coordinati da Giovanni Biancotto, scout di vecchia data.

Mons. Dal Bo concludeva il suo articolo del Foglietto Parrocchiale con un augurio:

“Sono state giornate dolorose e le conseguenze, per tante famiglie, si faranno sentire, purtroppo, ancora a lungo. I Cittadini sandonatesi hanno risposto all’appello di solidarietà verso i concittadini alluvionati con una gara di offerte di indumenti, generi alimentari e denaro (…) Che il Signore scampi in avvenire il nostro paese e l’Italia da così gravi calamità e ci siano per tutti giorni sereni.”

Dopo circa una settimana fu ripristinata la normale situazione idrometrica nei tre bacini Cirgogno, Ongaro Superiore (in cui ricade il centro urbano di San Donà) e Ongaro Inferiore.

Il 18 novembre il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat portò la solidarieta delle Istituzioni nazionali in un incontro con il sindaco Franco Pilla nella Sala consiliare del Comune di San Donà immortalato da diverse foto.
Solo dopo un mese dall’invasione del mare, riemersero i terreni del litorale e, finalmente, dopo 44 lunghi giorni di allagamento, anche le acque alluvionali del bacino di Caposile sparirono dalla superficie dei campi.

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