La storia dell’Azienda Comunale Esercizio Trasporti
(ACET) di San Donà - (1945-1950)

(di Giacomo Carletto e Carlo Dariol)


Centro Assistenza rimpatriati dalla Germania "Giuseppe Mazzini"


                    Al Comando Brigata Piave San Donà di Piave
              e p.c. Al Comitato di Liberazione Nazionale di Mestre
                    Al Comitato di Liberazione Nazionale di San Donà

Mestre, 22 maggio 1945
Oggetto: requisizione automezzo

Si comunica al Comando Brigata Piave che il 12 c.m. alle ore 2 i compagni Fregonese Tino e Guerrato Giovanni sono stati pregati di provvedere con il loro camion ad un trasporto urgente a Verona di una quarantina di rimpatriati dalla Germania fra cui numerose donne in condizione di salute piuttosto gravi. Solo dietro loro forte insistenza per specificati motivi famigliari si autorizzò la loro partenza, perché non si era potuto effettuare in quanto da alcuni giorni la Croce Rossa Inglese non inviava alcun camion per la linea nord, vale a dire quella per Padova, Verona, Milano, Torino e Genova.
Il camion guidato dai predetti compagni targato 564440 venne munito di regolare foglio di via da parte di questo Centro. Alle 6 del 13 maggio raggiunsero Verona e fecero scendere i rimpatriati presso la sede del Comitato Nazionale di Liberazione. Alle 7 ripartirono con numerosi rimpatriati e militari italiani al seguito delle truppe alleate diretti tutti a Venezia. Giunti a 10 Km da Vicenza al posto di blocco tenuto dalla polizia inglese vennero fermati e richiesti sui motivi del loro viaggio.
A nulla valsero i documenti dei predetti compagni, la gente fu fatta scendere, il camion sequestrato e Fregonese e Guerrato dovettero ritornarsene a piedi con mezzi di fortuna. Il Fregonese e il Guerrato si trovano tuttora presso questo centro. Il sottoscritto si è interessato subito presso il loro Comando Militare Alleato, ma la sua azione è rimasta infruttuosa; si è prodigato in tutte le forme per vedere di ricuperare qualche mezzo da affidare ai due compagni e di rientrare al loro reparto. Stando così le cose in base allo stesso esposto dei due compagni si ritiene che alcuna responsabilità debba attribuirsi loro e che pertanto sia predisposto per il loro rientro al reparto per il fatto stesso che questo Centro è con molta probabilità prossimo a sciogliersi.

Il delegato del centro assistenza Emilio Padoan

Il viaggio di ritorno da Verona a Mestre era stato organizzato senza i necessari documenti, autorità diverse controllavano il territorio e requisivano i mezzi, le norme cambiavano continuamente .
Il documento mostra quanto fosse viva e diffusa l’esigenza di avere mezzi di trasporto, anche non di proprietà, per ovviare a mille necessità, che andavano dal facilitare il ritorno dei prigionieri di guerra al provvedere ai bisogni della vita quotidiana.

Il Governatore Militare Alleato aveva concentrato nel cortile retrostante il palazzo municipale di San Donà un certo numero di autocarri e autovetture, alcuni in condizioni di efficienza, altri inservibili, e intendeva affidare al Comune la gestione del materiale suddetto, in particolare i cinque camion preda di guerra: un Lancia, un Mercedes-Benz, un Bussing, un OM Taurus e un Opel Blitz.


Camion Lancia


Camion Mercedes-Benz


Camion Bussig


Camion OM Taurus


Camion Opel Blitz

Di ciò il 9 luglio 1945 il sindaco Beniamino Feruglio informava la Giunta: il Comune avrebbe ricevuto gratuitamente in uso quei veicoli e avrebbe potuto gestirli come un’impresa, seppur applicando tariffe stabilite dagli Alleati. Diverse furono le obiezioni: “La proprietà rimarrebbe degli Alleati, che potrebbero chiederli indietro quando vogliono; così come potrebbero chiedere indietro parti di quei camion; ad aggiustarli il Comune rischia di buttare via soldi!” In un frangente in cui le casse comunali erano vuote, la prospettiva di ottenere un servizio essenziale senza sostenere costi iniziali appariva però allettante. La coda avvelenata del contratto prevedeva che anche il personale che in quel momento gestiva i camion passasse alle dipendenze dirette del Comune; di quegli 11 addetti, solo alcuni avevano la patente; ma tutti avevano partecipato al recupero dei mezzi e vantavano su di essi una sorta di diritto morale, per cui non era scontata la loro gestione. Ma i camion, poiché la ferrovia era ancora da ripristinare, servivano: per trasportare a breve l’ammasso del grano, e poi le vendemmie dell’uva, il vino, il sale, il tabacco, la legna da ardere per le scuole e gli uffici pubblici, il carburante...

Il consigliere comunale Mazzariol si dichiarava favorevole all'assunzione diretta del servizio da parte del Comune, “previ accertamenti sulla moralità e capacità del personale da assumersi”; peccato che la loro assunzione fosse già stata decisa dagli Alleati. “Il Sindaco concorda[va] con tale necessità, e spiega[va] che a dissipare ogni tentennamento e dubbio occorrerebbe altresì che la sede dell'autorimessa potesse trasferirsi nei magazzini di De Faveri che il Consorzio Agrario dovrebbe rendere liberi. L'avv. Janna Alessandro esorta[va] a non accettare la gestione diretta dell’Azienda se prima non fossero state determinate per iscritto da parte del Governatore Alleato le condizioni che dovranno regolarne la concessione.”

La Giunta approvò il progetto. Nacque così quella che sarebbe diventata l'ACET (Azienda Comunale Esercizio Trasporti); a dirigerla si prestò Giovanni Battistella , il quale, possedendo un’azienda di trasporti, conosceva il tema.

Già pochi giorni dopo la costituzione dell’azienda, la Cantina Sociale Cooperativa di San Donà avvertiva il Comune che molti soci, soprattutto nella zona di Jesolo, non avrebbero potuto conferire l'uva per la vendemmia a causa della mancanza di mezzi. Si parlava di circa quarantamila quintali di uva. Senza trasporti efficienti, la produzione agricola rischiava di andare perduta. Feruglio intervenne .

Come da proposta, tutto il materiale noleggiato al Comune venne provvisoriamente depositato nel grande magazzino Velluti (ex De Faveri); senza però alcun contratto.

Trasformare un parco di automezzi militari e residuati di guerra in un'impresa civile non era affatto semplice. I problemi si susseguivano: mancavano pneumatici, carburante, pezzi di ricambio.

Le lettere conservate negli archivi mostrano una continua attività burocratica di richieste di pezzi di ricambio, di coperture per proteggere le cabine dei camion dalla pioggia… In più occasioni il Comune dovette rivolgersi alle autorità alleate per ottenere il permesso di utilizzare gomme acquistate autonomamente per rimettere in funzione l’autocarro Bussing rimasto fermo.

L’11 agosto 1945 la Giunta Comunale creò una Commissione per organizzare nel migliore dei modi l’azienda autotrasporti e nominò quali membri il dottor Giuseppe Dall’Armi, il ragionier Renato Merighi e il signor Emilio Zanutto. Occorreva affrontare la gestione dell’enorme quantità di materiale bellico depositato presso il capannone che i Velluti avevano intanto affittato ai Dus, i quali reclamavano la restituzione degli spazi per le loro attività economiche. Custodire quei materiali costava anche denaro perché occorrevano guardiani giorno e notte.

Nel novembre 1945, nella Commissione di Vigilanza Azienda Comunale Autotrasporti, Dall’Armi fu sostituito da Voltarel Giovanni. Anche Battistella si dimise, reclamato dalle proprie attività; fu ovviamente ringraziato per l’impegno profuso nell’avviamento dell’ACET, ma con una liquidazione irrisoria .

I camion dell'ACET percorrevano le strade della città e della provincia trasportando generi contingentati: portavano duemila quintali legna da ardere dal Friuli per riscaldare scuole e uffici ; rifornivano i magazzini del Monopolio dello Stato; accompagnavano operai impegnati in lavori pubblici destinati ad alleviare la disoccupazione; andavano a prendere il ghiaccio necessario all’ospedale cittadino, in quel periodo ancora dislocato a Mussetta presso la Villa Ancillotto.

Nella seduta del 25 gennaio 1946 la Giunta nominò Fabrizio Gorghetto in sostituzione di Renato Mereghi a far parte della Commissione; commissione che, nella primavera 1946, divenuto sindaco Bastianetto, divenne Commissione Trasporti, con dentro sempre l’assessore Gorghetto.

Nel giugno 1946 l’Italia diveniva Repubblica e Gorghetto esponeva “la necessità a tutela dell’interesse dell'Azienda di nominare subito un competente Direttore Tecnico, di selezionare il numeroso personale ora addetto all'Azienda licenziando quello esuberante, di designare un Fiduciario consegnatario di tutto il materiale da trasferire presso il garage della ditta fratelli Ferrari con gli automezzi efficienti, e di chiudere a chiave l'attuale rimessa con tutto il restante materiale che dovrà essere alienato”. Fu nominato direttore Felice Della Bella, scelto personalmente da Gorghetto.

In luglio i fratelli Dus chiedevano per l’ennesima volta al Comune la restituzione degli spazi affittati dai Velluti per riporvi oltre 200 q. di patate. “Constatato che l'ex sala da ballo situata nel fabbricato dell'ex caserma San Marco si presta ottimamente per la sua capienza e la possibilità di chiusura ad ospitare gli autoveicoli e altro materiale di cui è consegnataria l'Azienda Autotrasporti [la Giunta] delibera entro il mese di luglio di trasferire in detto locale ex Caserma San Marco la sede dell'ACET con tutto il relativo materiale.”

Le difficoltà economiche continuavano. Le “coperture” (i copertoni) si consumavano rapidamente, il carburante era razionato, le richieste di finanziamento si moltiplicavano. Il Comune chiese sostegno finanziario anche all’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration), l'organizzazione internazionale che contribuiva alla ricostruzione dell’Europa devastata dalla guerra. Le relazioni comunali segnalavano all’interno dell’ACET problemi di disciplina, personale eccedente e scarso rendimento.

Nel novembre 1946 si avviò una profonda riorganizzazione. Venne costituita una nuova commissione di studio formata da Galletti Ennio vicesindaco, Gorghetto Fabrizio e Pavan Guido assessori, Gusso Giuliano rappresentante dei partigiani, col ragionier Boccato nella funzione di segretario. Purtroppo l’ACET, per contratto, non poteva affittare i camion a privati, non poteva cioè fare lucro e camminare con le proprie gambe. Si valutò la municipalizzazione completa dell’azienda. Intanto furono decisi i licenziamenti: il personale passò da undici a quattro unità, rimase il personale indispensabile (quello più accomodante e possibilista nei confronti della gestione). A seguire fu licenziato anche il direttore Dalla Bella, che protestò duramente, accusando Gorghetto di favoritismi politici e denunciando metodi che ricordavano pratiche autoritarie che l’Italia avrebbe dovuto lasciarsi alle spalle.

L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, cui i licenziati facevano riferimento, protestò, sostenne che alcuni automezzi utilizzati dal Comune provenissero da recuperi effettuati dalle formazioni partigiane e ne chiese la restituzione per costituire una cooperativa di trasporto. Il Comune rispose che i veicoli gli erano stati formalmente assegnati dal Governo Militare Alleato e non potevano essere ceduti ad altri soggetti.

Nel 1947 gli Alleati cedettero i camion al Governo Italiano, il quale li mise sul mercato dando prelazione alle amministrazioni che già li avevano in comodato d’uso. Il Comune li immatricolò e li acquisì: non per ridare slancio all’ACET, come aveva fatto credere, ma per rivenderli (gli ultimi li vendette nel 1949). L’ACET formalmente resistette fino al 1950 per risolvere le pendenze esistenti e per tentare il recupero dei crediti maturati. In quell’anno il Comune chiedeva ancora all’Ispettorato Compartimentale della Motorizzazione Civile di Verona il rimborso di somme versate per il noleggio di veicoli che nel frattempo erano diventati di sua proprietà.


Per corregggere o migliorare questa pagina scrivi a
c4rlod4riol@gmail.com