Storia di San Donà
attraverso foto e cartoline
1928, la nascita della Colonia Solare
Il Consorzio provinciale Antitubercolare il 29 dicembre 1927 invita Podestà e Presidenti dei Comitati Antitubercolari dei Comuni della Provincia a provvedere all’impianto di una Scuola all’aperto.
COMITATO ANTITUBERCOLARE PROVINCIALE DI VENEZIA
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All’Illmo Sig. P O D E S T A’ di
SAN DONA’ DI PIAVE
Fra le istituzioni che questo Consorzio Antitubercolare ha più a cuore sono quelle che mirano a rendere l’infanzia più resistente alle minaccie dell’infezione. Fra queste istituzioni, meritano una speciale considerazione le scuole all’aperto e le colonie scolastiche: le prime che hanno di mira il miglioramento fisico degli allievi più gracili delle scuole facendo loro impartire, secondo ben determinate norme, l’insegnamento all’aperto; le seconde che hanno per iscopo di offrire a tutta la scolaresca nei periodi di vacanza, un compenso ai danni derivati dal lavoro scolastico e dalle tristi condizioni domestiche.
Per l’istruzione di una scuola all’aperto suole bastare una semplice tettoia o baracca a cui si sia tolto il lato più lungo per ospitarvi banchi o sedili e per riparo di pioggie improvvise: tettoia o baracca che viene orientata in modo da essere ampiamente soleggiata, e dotata di un ampio spazio aperto possibilmente protetto dalla polvere (prato, argine di fiume, ecc.)
Le lezioni vengono ridotte a non più di tre di una mezz’ora ciascuna mentre le altre ore sono impiegate nelle pratiche di pulizia, nella refezione, nel riposo, nella ginnastica respiratoria, nel canto, in brevi escursioni.
Chiuso l’anno scolastico la scuola all’aperto può, molto opportunamente costituire la sede di una colonia scolastica nellaquale potrebbe partecipare un numero copioso di ragazzi che vi passerebbero l’intera giornata all’aria e al sole, in vesti succinte; tale soggiorno prolungabile per due o tre mesi, completato da una refezione, potrebbe sostituire con vantaggio oltre che sanitario anche economico, l’invio dei figlioli al monte o al mare.
Io mi rivolgo alla S.V. perché voglia d’accordo col Comitato Antitubercolare locale e col Direttore Didattico della Circoscrizione scolastica locale far sorgere anche in codesto Comune la scuola all’aperto e la colonia scolastica a cui accenno, assicurandola fin d’ora che il Consorzio Antitubercolare Provinciale è pronto a concorrere con istruzioni e mezzi economici per la più sollecita esecuzione di un’opera tanto benefica.
Le sarà grato di un sollecito e cortese cenno d’assicurazione.
Con ossequi
IL COMMISSARIO STRAORDINARIO
Curioni
Il Comitato antitubercolare di San Donà è costituito dai maggiorenti del paese:
(Signori)
1. Ancillotto Comm. Giovanni
2. Argentini Cav. Giuseppe
3. Augustini Dott. Guido
4. Boer Dott. Pietro
5. Bortolotto Comm. Dott. Costante Vice Segretario Federale
6. Bortolotto Comm. Giuseppe
7. Carletto Dott. Giacomo
8. Casonato Cav. Don Giuseppe
9. Contò Don Giovanni Cav Uff. Parroco di Chiesanuova
10. Cristani Dott. Carlo
11. Dall’Armi Ing. Cav. Gio. Batta
12. Davanzo Luigi
13. Del Negro Cav. Uff. Dott. Vincenzo
14. De Faveri Comm. Dott. Giuseppe
15. De Faveri Dott. Luigi
16. Folco Dott. Francesco
17. Fornasari Giuseppe
18. Galletti Idillio
19. Girardi Prof. Cav. Alessandro
20. Gujotto Cav. Uff. Ing. Fausto
21. Janna Alessandro
22. Janna Girolamo
23. Janna Cav. Uff. Dott. Vincenzo
24. Mazzotto Gr. Uff. Attilio
25. Nardini Giovanni
26. Pais Comm
27. Pantarotto Bernardo Direttore Didattico
28. Perin Cav. Dott. Pietro
29. Perozzo Don Luigi Parroco di Passerella
30. Peruzzo Cav. Rag. Francesco
31. Saretta Cav. Prof. Luigi Ariprete
32. Sepulcri Dott. Pietro
33. Stiffoni Rag. Giovanni
34. Stochino Dott. Raimondo Segretario Politico P.N.F.
35. Stradiotto Aldo
36. Trentin Comm. Antonio
37. Velluti Cav. Ing. Francesco
38. Vidale Arminio
39. Davanzo Giuseppe
Il 17 gennaio 1928 la Direttrice didattica di San Donà, evidentemente interpellata in proposito,
comunica al podestà
«che sono ben lieta di dare la mia opera per questa scuola, solo attendo
dalla Sig. V. Ill. istruzioni in proposito e accordi col Comitato Antitubercolare.
Il 28 aprile arriva il sollecito del
CONSORZIO PROVINCIALE ANTITUBERCOLARE
V E N E Z I A
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Ai Signori Podestà e Presidenti
DEI COMITATI ANTITUBERCOLARI
DEI COMUNI DELLA PROVINCIA
Con circolare del 29 dicembre 1927 N° 747 invitavo le SS.LL. a provvedere nei rispettivi Comuni all’impianto di una scuola all’aperto, che dovesse alla fine del corso scolastico servire come sede di una colonia scolastica: non mi consta che tale invito abbia avuto il seguito sperato, malgrado l’appoggio offerto dal Consorzio provinciale antitubercolare d’accordo con la Federazione Provinciale per la assistenza della maternità ed infanzia. Richiamo, pertanto, l’attenzione delle SS.LL. sulla necessità urgente che il programma indicato abbia, entro l’anno, almeno nella parte che riguarda la colonia scolastica, la sua piena esecuzione.
La colonia scolastica, colla quale s’intende estendere, nelle vacanze estivo=autunnali, a un forte numero di allievi delle scuole il beneficio di una buona alimentazione e di un prolungato soggiorno all’aria e al sole, può portare nella prevenzione della tubercolosi ben più estesi e più sicuri risultati dell’invio di pochi bambini al monte o al mare per un periodo limitato di tempo, e sono certo che la istituzione in parola, retta secondo le indicazioni che più sotto riporto, riscuoterà coi suoi grandi vantaggi il consenso e la riconoscenza delle popolazioni.
Il Consorzio Provinciale Antitubercolare chiede ai Comuni soltanto di provvedere all’impianto e all’arredo della Colonia, mentre d’accordo con la Federazione Provinciale per la Maternità e Infanzia e col Patronato per gli Orfani di Guerra provvederà all’esercizio della istituzione.
Sarà compito, pertanto, delle SS.LL. di scegliere per la Colonia un terreno asciutto,
in parte scoperto, in parte alberato, poco esposto ai venti e alla polvere, nel quale possono
agevolmente muoversi una sessantina di ragazzi dai 6 ai 12 anni.
La Colonia potrà essere accolta in una baracca, costituita, nella sua più semplice espressione,
da un locale maggiore che serva da refettorio, e da soggiorno negli intervalli di riposo,
e durante l’imperversare d’un improvviso temporale, di un locale per cucina, di altro per doccia,
di uno spogliatoio e latrine. L’arredo potrà essere semplicissimo, tavoli e panche per il locale
maggiore, attaccapanni, utensili da cucina e suppellettili da tavola per gli allievi.
Le doccie , stromento essenziale di profilassi, quando già non sia provveduto altrimenti,
potranno essere, con poca spesa, costituite da alcune secchie della capacità di 10=15 litri,
da sospendersi all’altezza di circa due metri dal suolo, sul fondo delle quali venga innestato
un inaffiatoio (palla bucherellata) per la formazione della pioggia, regolabile da un rubinetto,
da muoversi dal basso nel senso della chiusura e dell’apertura
(mediante funicelle; le secchie potranno essere sospese direttamente a un braccio fissato
all’altezza voluta o elevate mediante funicelle scorrenti sopra una puleggia.
La baracca potrà essere sostituita anche da una ampia tettoia, munita di tende o meglio ancora da fabbricati esistenti, come locali di isolamento inutilizzati, scuole o simili, che abbiano a loro disposizione un’ampia zona di terreno per la vita degli allievi all’aperto. Ridotto così il carico di spesa, Comune e Comitati locali antitubercolari potranno provvedere al costumino succinto che i ragazzi dovranno indossare durante il soggiorno in Colonia e il cui modello sarà fornito dal Comitato Provinciale Antitubercolare.
La scelta dei ragazzi sarà controllata da un fiduciario del Consorzio e poiché l’orario e le diete devono essere da Consorzio stesso stabilite, non sarà inutile di esporre qui alcune norme fondamentali, da seguirsi nell’esercizio delle Colonie che oltre costituire un mezzo di cura devono servire come mezzo prezioso di propaganda igienica.
Dal personale preposto alla Colonia dovrà essere fatta una revisione quotidiana della nettezza personale degli allievi, e svolte lezioni pratiche di pulizia, giovandosi sovratutto della doccia fatta a turni frequenti, e del lavaggio delle mani fatto sempre eseguire prima dei pasti. I ragazzi dovranno restare il più possibile all’aperto, assicurando ad essi la massima esposizione del corpo all’aria e alla luce, ricordando, però che l’esposizione diretta al sole dovrà essere preceduta da un periodo preparatorio di almeno una settimana, durante il quale detta esposizione potrà essere ripetuta per una mezza ora due volte al giorno, aumentandone giornalmente la durata di venti minuti. La ginnastica dovrà esser tale da non affaticare gli allievi, dando il posto più largo ai giuochi, alle passeggiate, ai lavori di giardinaggio, al canto, alternati con opportuni riposi, e con qualche occupazione intellettuale.
Un orario che potrà essere utilmente seguito è il seguente:
Ore 8 = 9 Arrivo alla Colonia = Visita di pulizia = lavaggio delle mani = prima merenda
“ 9 = 9 1/2 Giuochi liberi
“ 9 1/2 = 10 1/4 Lezione oggettiva = lettura
“ 10 1/4 = 11 Ginnastica respiratoria = giuochi collettivi
“ 11 = 11 1/2 Doccia
“ 12 = 12 3/4 Lavaggio alle mani = refezione
“ 12 3/4 = 14 Riposo
“ 14 = 14 1/2 Giuoco libero
“ 14 1/2 = 15 1/4 occupazione intellettuale (come sopra)
“ 15 1/4 = 16 1/4 Esercizi giardinaggio, canto, escursione
“ 16 1/4 = 17 Lavaggio mani = II^ merendina
“ 17 = 17 1/2 giuochi liberi
“ 17 1/2 Vestizione = partenza dalla Colonia
Le piccole merende del mattino e del pomeriggio consisteranno in 1/5 di latte e in un pane; la refezione del mezzogiorno potrà consistere in una minestra calda di pasta o riso con fagiuoli e in pane e frutta; la minestra potrà essere alternata con altra di riso con erbaggi, aggiungendo in tal caso un pezzetto di formaggio. Si potrà prescindere dalla carne e sarà assolutamente vietato l’uso del vino.
La Colonia sarà affidata a una maestra che assuma l’esecuzione diligente delle norme impartite, coadiuvata da una inserviente che sappia cucinare.
L’Ufficiale Sanitario, che avrà la responsabilità del buon andamento della Colonia, provvederà altresì all’allontanamento immediato dei ragazzi sospetti di malattie trasmissibili, e farà i rilievi, all’apertura e alla chiusura della Colonia, relativi al peso, alla circonferenza toracica, alla statura degli allievi.
Il soggiorno degli allievi in Colonia si prolungherà per tutto il periodo delle ferie autunnali.
I frutti di una istituzione quale è quella che ho prospettato, non possono mancare e io spero che SS.LL. vorranno coscienziosamente seguire la via che ho tracciata, concorrendo così nel modo migliore agli intendimenti del Governo Nazionale che vuole dare all’infanzia i mezzi di un sicuro miglioramento fisico e morale.
Attendo fiducioso da parte delle SS.LL. una parola di piena assicurazione, ed entro il mese di maggio l’annunzio di aver provveduto alla sede e all’arredo della Colonia
Con osservanza
IL COMMISSARIO STRAORDINARIO
f° Garioni
In una nota a penna si afferma che è stato dato al Dottor Cristani l’incarico di conferire con il Tecnico comunale per la presentazione di un preventivo.
Il dottor Carlo Cristani
Il Podestà si muove, e il 6 giugno scrive
all’Ill.mo Sig. Comm. G A R I O N I
= CONSORZIO PROV. ANTITUBERCOLARE = V E N E Z I A
Ho deliberato oggi la istituzione della Colonia estiva che sorgerà nella riva del Piave presso il Ponte della Ferrovia. Ho disposto che venga trasportata una baracca 12 X 15 e che sia attrezzata secondo le disposizioni inviate dalla S.V.Ill.ma.
Quale maestra fu proposta la Signorina Bellingeri residente a San Donà che dà pieno affidamento per il servizio.
Il funzionamento potrà iniziarsi alla fine del corrente mese.
Prima di iniziare i lavori pregherei la S.V. di volermi confermare che anche la Colonia di San Donà sarà presa in considerazione e che il funzionamento sarà a carico di codesto Consorzio.
In attesa di tutti gli schiarimenti che crederà opportuni distintamente ossequio.
IL PODESTA’
Il luogo è dunque presso “il ponte della ferrovia”, là dov’è la casa colonica dei Barbieri, nella proprietà
del Commendator De Faveri.
Si chiedono i preventivi. Un preventivo abbastanza dettagliato riporta la cifra di £. 5.080 per l’impianto
della baracca con annessi e connessi e di £. 1.335,65 per il corredo.
Un preventivo del 30 maggio dell’Ufficio Tecnico calcola in 2.800 lire la spesa per l’impianto
della baracca (con la costruzione della tettoia separata con la cucina, la costruzione di due camerini
da cesso e il recinto con rete metallica sorretta da pali di legno), in circa 800 lire quella per gli arredi
e in 400 lire i possibili imprevisti: il Comune pensa di cavarsela con 4.000 lire.
Poi però arrivano i preventivi:
Impresa Costruzioni Edili
DANTE BARBATO
San Donà di Piave (Venezia)
li 19 giugno 1928
Spett. Ufficio Tecnico Municipale di
San Donà di Piave
Come da V. richiesta, mi pregio comunicare, che oggi stesso mi sono recato sul posto a prendere
visione per lo smontaggio e rimontaggio della baracca ora adetta a Lazzaretto.
Fatto attentamente esame dell’occorrenza per il lavoro da farsi di montaggio, di trasporto al carico,
di trasporto con carri, e montaggio in Golena del Piave, ho costatato che l’impianto ammonta a £ 1600 = milleseicento.
Resto pertanto a V. disposizione in attesa di V. benestare per l’inizio dei lavori da farsi.
Distintamente Vi saluto
Dante Barbato
Galassini Antonio fa un preventivo più conveniente, di £. 1.300.
Egidio Lupi fa la migliore offerta: £. 1.200, e si aggiudicherà l’appalto.
Il Comune conta tuttavia di limare ancora 200 lire.
La spesa per il funzionamento della Colonia solare per gli inizialmente preventivati 45 giorni
di funzionamento è prevista in £. 11.000 (80 bambini x 45 giorni x £. 3 al giorno per ogni bambino)
Come anticipato dal Podestà, l'istruttrice scelta è la Signorina Bianca Bellingieri (che nei ricordi dei sandonatesi era una donna dai tratti e
dal piglio piuttosto mascolino, enfatizzato dalla scelta di abiti tipicamente maschili, e dal fumo del sigaro).
Bianca Bellingeri
(Busta 154 anno 1928 sotto il fascicolo “Colonia Marina”)
CARMEN FROVA (Cavazuccherina) 2 luglio 1928
La direzione è lieta di poter offrire i posti richiesti di n.° 20 per i bimbi di codesto Comune.
Le bambine potranno essere accolte tra il 12 e 14 luglio, i bambini tra il 20 e il 22 luglio.
I bambini dovranno essere poveri e bisognevoli di cure marine.
Il 4 luglio il Podestà fa domanda al Genio Civile per ottenere l’autorizzazione a collocare
la baracca in golena del Piave. Ma intanto i lavori sono già partiti.
L’11 luglio il Comune pubblica il suo manifesto. Ora occorre raccogliere gli iscritti.
COMUNE DI SAN DONA’ DI PIAVE
Colonia Estiva Fluviale
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Col giorno 20 luglio sulle rive del Piave sarà inaugurata la Scuola all’aperto – Colonia Estiva
Un ampio capannone collocato in mezzo alla boschetta presso il Ponte della Ferrovia nella proprietà
del comm. De Faveri, darà asilo ai bambini durante le ore calde o nei giorni di pioggia.
L’istituzione sorge a cura del Comune sovvenzionata dal Consorzio Provinciale Antitubercolare.
Potranno essere accolti 60 bambini dai 6 ai 12 anni che si porteranno alla Colonia nelle prime ore
del mattino ritornando a casa alla sera.
Durante il giorno ai bambini sarà dato il vitto a spese della Colonia.
Le domande dovranno essere presentate subito in arta libera in Municipio – Ufficio Sanitario.
San Donà di Piave, 11 Luglio 1928 – Anno VI
IL PODESTA’
Dott C. Bortolotto
Delibera Podestarile del 12 Luglio 1928
Oggetto: Provvedimenti per la spesa di £. 4.000 per l’impianto e l’arredamento di una scuola all’aperto.
Ritenuto che l’invito del Sig. Presidente del Consorzio Provinciale Antitubercolare merita l’incondizionato appoggio di questa Amministrazione Comunale poiché sono evidenti i vantaggi che deriveranno indubbiamente alla popolazione scolastica di questo Comune e particolarmente agli alunni di gracile costituzione fisica e perciò predisposti alla tubercolosi, che per mancanza di mezzi finanziari adeguati, non potrebbero sottoporsi alle cure del caso.
Ritenuto che il Consorzio Antitubercolare in accordo con la Federazione Prov. per la Maternità e Infanzia e col Patronato per gli orfani di guerra provvede a tutte le spese per il regolare funzionamento della istituenda scuola all’aperto mentre il Comune dovrà assumere a proprio carico le sole spese di impianto.
Il 23 luglio il Consorzio Provinciale Antitubercolare di Venezia conferma al Presidente del Comitato Antitubercolare di San Donà che la colonia avrà l’assegnazione di £. 8.000, delle quali £. 2.000 saranno direttamente versate dal locale Comitato Maternità ed Infanzia e il resto dal Consorzio stesso.
Il 30 luglio l’Ingegnere capo del Genio Civile Pancini Giulio chiede un estratto mappale della zona in cui verrà costruita la baracca. La mappa viene spedita. La baracca però è già impiantata e la scuola solare già è in funzione.
La piantina riorientata e confrontata con l’immagine di Google Map.
Il 14 agosto 1928 il Genio Civile, nella persona dell’Ingegnere capo Pancini Giulio,
dà “il nulla osta per collocare una baracca in golena del fiume Piave considerato che il piano
in cui sorgerà la baracca trovasi a quota superiore a quella delle piene ordinarie del fiume e quindi
non è da presumersi che la costruzione comporti nocumento al regime idraulico del fiume.” Peccato che la baracca sia impiantata ormai da un mese.
La segretaria del Fascio femminile, Maria Fabris Bortolotto (moglie del Podestà) a un mese dall’inizio dell’esperienza della Colonia solare relaziona a un “Egregio Signore” non individuato.
F A S C I O F E M M I N I L E
= SAN DONA’ DI PIAVE =
Addì 21 agosto 1928 = Anno VI.
Egregio Signore,
Funziona da oltre un mese la Colonia solare in riva al Piave, organizzata dal Consorzio Antitubercolare, dal Comune e dal Fascio Femminile.
Essa dà ricovero ad oltre 80 bambini poveri che già ne risentono ottimi benefici: il cibo è frugale ma sano ed abbondante; l’educazione è patriottica e fascista: con i mezzi che abbiamo a disposizione potremo fare funzionare la Colonia sino a metà settembre, ma è intendimento dei Preposti di tenerla aperta molto di più, ricorrendo, per il funzionamento, alle Istituzioni locali ed alla carità cittadina.
Rivolgo quindi preghiera alla S.V.Ill.ma, perché voglia far pervenire al Fascio Femminile per la Colonia Solare quel contributo che crederà opportuno anche in natura, (Fagiuoli, patate od erbaggi).
PorgoLe i miei ringraziamenti e saluti fascisti.
LA SEGRETARIA DEL FASCIO FEMMINILE
Maria Fabris Bortolotto
Il 20 settembre la Colonia si conclude, e ai ragazzi vengono di nuovo prese le misure del peso, dell’altezza
e della circonferenza toracica.
Dai numeri si evince chiaramente che l'esperienza è stata salutare.
Se all'inizio la Colonia solare era stata guardata con sospetto in quanto nata come dichiarato presidio per la lotta contro la tubercolosi
(ed era disdicevole avere un tubercolotico in famiglia), con l'andar dei giorni la percezione dell'istituzione presso la popolazione più povera
era andata migliorando: ai ragazzi veniva infatti fornito un cibo sano e abbondante, e "pane a volontà", come avrebbe rilevato il dottor Cristani;
il pane i bambini lo portavano anche a casa, e questo alle famiglie povere faceva più che comodo.
Monsignor Saretta, avendo compreso che l'iniziativa coordinata dal Fascio femminile era di fatto uno strappo
alla tradizionale gestione dell'infanzia da parte della Chiesa, aveva criticato in chiesa la promiscuità dei sessi e l'eccessiva nudità di fanciulli e fancille.
Ne era nata una polemica con il Podestà. Quest'ultimo, venuto
a sapere che durante la predica in chiesa l’Arciprete aveva criticato l'eccessiva nudità dei bambini
alla Colonia solare, il 22 settembre 1928, irritato, scriveva di getto la sua rimostranza:
Gentile Monsignore,
Pregola ancora una volta di non parlare troppo in chiesa: specie quando vuole riferirsi ad istituzioni fasciste. La promiscuità della colonia solare non dà ombra a nessuno fuorché a Lei e a qualche donna cattolica e le vesti succinte lo saranno ancora di più come ce le ordinò il Medico Provinciale.
Del resto poteva anche dire tutto ciò il giorno della visita e non elogiare tutto e tutti come Lei fece.
Distinti saluti
Il giorno dopo, l’Arciprete seraficamente rispondeva:
23 – 9 – 1928
Egregio Commendatore,
la Sua lettera di ieri sera non è serena. Quello che dovevo dire della Colonia solare, l’ho detto fin dal giorno della inaugurazione. Il Dottor Cristani mi è buon testimonio che gli ho raccomandato di assicurare meglio alle spalle il costumino dei ragazzi! Questo è tutto! E l’ho fatto senza dare alla cosa soverchia importanza, con molta benevolenza, senza prevenzioni! Mi sono poi rivolto al Dottor Cristani, e non ad altri, per pura combinazione, perché appunto mentre parlava con Lei, un ragazzo che passava, nel piegarsi, per poco non si mostrava in costume adamitico. Quanto alle mie prediche, mi permetto di dirle ch’Ella ha degli informatori poco fedeli e poco esatti nel riferirle quello che io ho il dovere di ricordare ai fedeli: per il sacro ministero che ho assunto e per gli ordini che ho ricevuto dai miei Superiori. E sono certo ch’Ella e il Medico Provinciale non permetteranno mai che siano offesi le leggi della moralità e della modestia cristiana.
Con ossequi distinti
R. Luigi Saretta
arc.
Il Podestà relaziona al Comitato Antitubercolare Provinciale.
26 settembre 1928 – Anno VI
Allo Spett. COMITATO ANTITUNERCOLARE PROVINCIALE
V E N E Z I A
Come da accordi presi con il Comitato Antitubercolare locale il giorno 20 corrente mese, dopo due mesi di perfetto funzionamento, venne chiusa la nostra colonia solare.
I bambini ricoverati furono circa ottanta ed i risultati furono ottimi sotto ogni rapporto
Dovendo ora procedere alla liquidazione delle spese di gestione prego codesto On. Comitato di volere disporre con cortese sollecitudine per l’invio del secondo contributo di L. 3.000,== a saldo di quello assegnato a suo tempo a questa colonia.
A suo tempo, mi farò premura rimettere la relazione finanziaria della gestione.
Ossequi fascisti
IL PODESTA’
Delibera Podestarile del 13 Ottobre 1928
Oggetto: Provvedimento per la maggiore spesa di £. 3.879,30 accertata per l’impianto e l’arredamento di una scuola all’aperto.
[...] era stata preventivata una spesa di £. 4000 […] e venne riconosciuta l’opportunità di dare all’istituenda scuola migliore
assetto sia dal lato estetico che da quello igienico e pertanto si provvide alla completa sistemazione dei cessi e alla separazione della cucina.
Premesso che a spese di questo Comune si è provveduto al completo arredamento della colonia e all'acquisto del materiale occorrente al funzionamento della medesima
Premesso che l'esecuzione dei lavori e la fornitura complessive hanno fatto ammontare la spesa a £. 7879,30 con l'eccedenza di £. 3.879,30 [...]
Il 26 ottobre il Comune ringrazia Colette Egle vedova Fumei per il dono di 80 cappelli di paglia che ha voluto offrire ai bambini della colonia solare.
10 novembre 1928: il medico responsabile della Colonia solare, dottor Cristani, relaziona sui benefici della medesima.
RELAZIONE SULL’IMPIANTO E FUNZIONAMENTO DELLA COLONIA SCOLASTICA FLUVIALE
La Colonia Scolastica estiva è sorta sulle rive del Piave presso il ponte della ferrovia su terreno di proprietà del comm. dott. Giuseppe De Faveri.
Consta di una baracca di n- 15 X 9 divisa longitudinalmente in modo che la parte anteriore serva di veranda coperta e nella parte posteriore sono disposti i servizi (vedi pianta allegata). 1) Spogliatoio, 2) Doccia, 3) Stanza per la maestra, 4) stanza per la custode, 5) Dispensa, 6) Cucina, 7) e 8) Latrine.
Il terreno antistante è circondato da rete metallica indispensabile per il pericolo del fiume vicino. La baracca è sita su un argine del Fiume sollevata per riparo per eventuali pieni, e per maggior areabilità . Il terreno è coperto da sabbia, arborato da alte piante e nella parte verso il fiume completamente soleggiato. La posizione è amena, circa un chilometro dal Capoluogo, la vicinanza dell’acqua corrente mantiene una lieve brezza anche nelle ore di caldo per cui il soggiorno vi è ridente e piacevole. Non si ebbero a lamentare inconvenienti per cui si ritiene che il luogo scelto e così attrezzato è adattissimo e sufficiente per un numero anche maggiore di bimbi.
L’acqua potabile viene portata con botti dal Capoluogo. Nel venturo anno si potrà con poca spesa utilizzare l’acqua del Piave per il bagno giornaliero.
A maestra della Colonia fu chiamata la Signorina Bianca Bellingeri che disimpegnò ottimamente le sue mansioni cattivandosi le simpatie dei bimbi e seppe vincere la tradizionale riluttanza delle famiglie ad esporre i propri figli denudati al sole.
I bimbi furono provvisti a spese della colonia di costume in tela e cappello di paglia.
Per il funzionamento fu provveduto un bidone e una vasca per la doccia, stoviglie e tazze in ferro smaltato, cucchiai, pentole, tavole, panche, quattro brande in ferro, un armadio ecc.
Vennero ammessi alla Colonia i bimbi dai 6 ai 12 anni gracili del Capoluogo dando la preferenza ai figli dei tubercolosi o viventi in ambiente tubercolare.
La Colonia funzionò dal 20 luglio al 20 settembre 1928 tutti i giorni escluse le domeniche, dalle ore 8 alle ore 18. I giorni di frequenza furono 54 con 7 giorni di cielo coperto e si ebbero 3724 presenze (69 di media al giorno). Furono ammessi maschi 41 e femmine 43. La retta giornaliera (servizi compresi) fu di L. 2,99. (Vedi riassunto finanziario).
Alla colonia si praticò esposizione progressiva al sole, ginnastica respiratoria, canto, giuochi e qualche ora di istruzione secondo le disposizioni avute dal Consorzio Provinciale di Venezia e personalmente dalla squisita gentilezza del Prof. Vivante che ci fu largo di consigli e schiarimenti.
Fu distribuita una modesta refezione scolastica che si dimostrò sufficiente: Ore 9 un quarto di litro di latte e pane a volontà; ore 12 minestra di pasta o riso con verdura e pane a volontà, e due giorni per settimana ina razione di formaggio; ore 16 un quarto di litro di latte e pane a volontà.
Dai dati raccolti, peso, circonferenza toracica si nota che la permanenza dei bimbi in Colonia diede un miglioramento notevole di tutti gli accolti. Si ritiene che il risultato sia stato ottimo e per nulla inferiore a quello che si sarebbe potuto ottenere con spese molto maggiori inviandoli alla spiaggia od in alta montagna.
Questa istituzione, che ha incontrato il favore della popolazione, e che serve di insegnamento pratico e dimostrativo per il popolo dei benefici effetti della elioterapia è desiderabile debba essere continuata anche nel venturo anno ed estesa ad un numero maggiore di bimbi.
San Donà di Piave, Lì 10 novembre 1928 = Anno VII.
IL MEDICO DIRETTORE
Il 15 novembre 1928 il Podestà invia la relazione di cui sopra al Presidente del Comitato Antitubercolare Provinciale,
accompagnandola con le sue considerazioni.
li 15 novembre 1928 – Anno VI
Al Comm. A. Garioni = N.D. Maria Pezzè Pascolato
V E N E Z I A
Mi compiaccio inviarLe la relazione dell’Ufficiale Sanitario locale riguardante la Colonia Solare sul Piave che fu aperta nella scorsa estate col contributo di codesto Consorzio e dal Comitato Maternità e del Comune: i risultati furono ottimi e la popolazione fu riconoscentissima per i benefici anche apparenti che i bambini poveri ottennero.
Mi lusingo di potere tenere aperta la Colonia nella prossima estate per un periodo anche maggiore e col concorso di codesto Consorzio (o Comitato) tanto più che il Comune di San Donà spese per la sistemazione della baracca L. 9.726,==.
Con i più distinti saluti e ringraziamenti.
IL PODESTA’
C. Bortolotto
La colonia solare verrà attivata anche negli anni successivi. E verrà ovviamente migliorata.
Con delibera podestarile del 19 giugno 1929 viene approvata “la spesa di lire 3000 per riparazione e adattamento della Baracca di proprietà comunale adibita a Colonia solare” … “per dotare la baracca stessa di una pompa per il prelevamento dell’acqua del Piave e di un impianto di bagno a doccia”
Alla morte di Costanzo Ciano (giugno 1939) la colonia solare cambierà nome e verrà intitolata a “Costanzo Ciano”.
(Delibere podestarili)
27 luglio 1939: deliberato il restauro della Colonia Solare diurna “Costanzo Ciano”. Spesa di L. 2900. Lavori affidati alla Ditta Bassetto Alessandro.
20 giugno 1940: riparazione locali della Colonia “Costanzo Ciano”: £. 1681,28.
1° ottobre 1940: contributo alla Colonia solare “Costanzo Ciano” di £. 500.
In quegli anni la Colonia solare fu gestita dalla GIL. La Colonia durerà fino alla caduta del Fascismo, nel 1943. Poi verrà chiusa.
Nel bombardamento del 1944 fu distrutta.