STORIA di SAN DONÀ
dal 1974 al 1987

vista con gli occhi di un bambino, poi adolescente,
poi giovane, che viveva di là del ponte


La grande crisi della Papa

Gli anni di piombo

Le Brigate Rosse, dopo la campagna di sequestri di uomini legati alle fabbriche, rapirono nel 1974 il magistrato Mario Sossi, mentre le sigle di estrema destra nello stesso anno compirono le prime stragi come quelle dell'Italicus e di Piazza della Loggia.
Negli anni seguenti, le trasformazioni delle organizzazioni terroristiche portarono a quella che fu chiamata lotta armata, affiancando agli scontri e alle violenze quotidiane da una parte e dall'altra della barricata, la predisposizione all'omicidio politico.
Tra le prime vittime ci furono due magistrati: Francesco Coco e Vittorio Occorsio, uccisi nel 1976, il primo dalle Brigate Rosse, a Genova, e il secondo a Roma, da un militante di Ordine Nuovo.

Il San Donà Ruby (Fracasso San Donà) in serie A

Al termine del campionato 1975-76 il Fracasso San Donà si guadagnò l'approdo in serie A, e grande fu la festa in piazza. Per la prima volta il me ottenne sentì parlare di rugby e vide Piazza Indipendenza popolata di gente e di bandiere a righe bianche e azzurre. Al seguito di mio padre mi ritrovai in mezzo alla bolgia e al fracasso, e dedussi tra me e me che il nome della squadra faceva riferimento all'allegria scomposta dei suo sostenitori.
La squadra del San Donà sarebbe rima nella serie maggiore per alcuni lustri, meritando la stima e l'apprezzamento di tutto l'ambiente rugbistico, nelle varie strutturazioni che il campionato maggiore ha avuto. La prima squadra sarebbe arrivata a disputare, nell'allora Serie A1, ben quattro fasi finali per lo scudetto nelle stagioni 1989-90, 1991-92, 1992-93 e 1995-96.

Nell'Italia del fermento culturale e delle rivoluzioni del costume, delle conquiste dei diritti civili e dell'avanzata delle sinistre, il vaso di Pandora del terrorismo era stato rotto e avrebbe portato a nuove tragedie, il cui culmine si avrà nei drammatici giorni del sequestro e dell'uccisione di Aldo Moro.

15 dicembre 1978. Attentato a Franco Pilla

C'è un rischio insito nel tentativo di raccontare per episodi gli anni di piombo, inseguendo gli eventi del quotidiano. E cioè che puntando le luci sulla ribalta sui “grandi” fatti si finisca per perdere il movimento di fondo. E quindi le pratiche di violenza di massa. Così, tanto per dire, nel giorno in cui le Brigate Rosse “annientavano” due poliziotti davanti alle carceri di Torino, altri nuclei armati agivano a Firenze e a Milano, gambizzando un magistrato e un banchiere. A Musile di Piave veniva ferito alle gambe il presidente della Cassa di Risparmio Franco Pilla. Il dott. Pilla si trovava nella sua farmacia di Musile del Piave quando due giovani, a viso scoperto, avvicinatisi al banco hanno chiesto: «E' lei il dott. Franco Pilla?». Avuta risposta affermativa uno dei due ha sparato sei colpi di pistola che hanno colpito Pilla alle gambe. Sindaco democristiano di San Donà del Piave dal 1960 al 1969 Franco Pilla era sempre accompagnato da due guardie del corpo che però, al momento dell'attentato, si trovavano lontano dalla farmacia. Con una telefonata al Gazzettino l'attentato era poi stato rivendicato dai “Gruppi combattenti per il comunismo”: «Abbiamo gambizzato il dr. Pilla per i licenziamenti». Una delle ipotesi fu che l'attentato fosse maturato in considerazione della posizione assunta dal Pilla quale presidente della Cassa di Risparmio e dell'Istituto federale delle casse di risparmio del Veneto per la concessione di finanziamenti in grado di avviare a soluzione la vertenza della Papa di San Donà del Piave.

Gli anni di piombo cessarono con la vittoria della squadra italiana di calcio al Mundial spagnolo del 1982.
Già sei mesi prima, nella mattinata del 28 gennaio 1982, la liberazione del generale Dozier e l'arresto di 5 brigatisti rossi (Libera, Pancelli, Di Lenardo, Frascella e Savasta) segnarono un punto definitivo nella lotta contro i gruppi eversivi. Il loro capo, il romano Antonio Savasta (l'assassino di Taliercio) si dichiarò pentito quasi subito; le sue confessioni portarono in carcere circa duecento persone. Ma la vera festa fu l'11 luglio con la vittoria del Mundial: l'intera Italia si sentì finalmente liberata dalla cappa di piombo e da una coltre di tristezza vecchia di più un decennio; nessun furto fu denunciato quella notte. E d'un sol colpo gli Italiani si sentirono liberi.

La Banda Maritan

Tra gli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta del Novecento San Donà è stato il centro operativo principale della Banda Maritan, organizzazione criminale affiliata alla Mala del Brenta.