STORIA di SAN DONÀ
dal 1998 al 2013
Gli anni di monsignor Perin

Le scansioni temporali brevi nel racconto di una città hanno sempre qualcosa di arbitrario e soggettivo;
di solito li si ricorda per un sindaco o per un personaggio che ha segnato particolarmente la storia della città;
non essendovi stati in quel periodo sindaci memorabili, ho preferito scegliere come intervallo di tempo
per caratterizzare questa pagina gli anni che hanno visto la presenza di don Gino Perin come arciprete
della Parrocchia di Santa Maria delle Grazie in San Donà.
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All'avvio del nuovo millennio San Donà consolidava il suo ruolo di capoluogo di fatto del Veneto orientale, polo commerciale e di servizi per il basso Piave.
Proseguiva la trasformazione da città industriale a città terziaria, con crescita di commercio, sanità e istruzione.
Nel 2003 passò per San Donà il Giro d'Italia, evento di grande richiamo popolare; per la precisione si tenne l'arrivo di una tappa.
L'evento rafforzò l'immagine della città come snodo logistico e sportivo, grazie alla rete stradale e alla vicinanza con Venezia e il Friuli.
L'arrivo era posto in Corso Silvio Trentin, davanti al municipio. Era una giornata di pioggia, le strade erano viscide; prima del rettilineo finale
vi è il lungo tratto di via 13 Martiri, alla fina della quale c'è la stetta curva che gira attorno al pronao del duomo.
Mi posizionai proprio alla curva; e profetizzai la
caduta dei ciclisti lanciati al traguardo; fu facile profezia: la grande velocità raggiunta dai corridori prima della curva,
la curva a gomito, le strade bagnate dalla pioggia... Un gruppetto cadde,
tra di essi Mario Cipollini.
Gli anni 2004–2006 fuono caratterizzti da trasformazioni urbane e sociali.
Per quanto riguarda l'urbanistica vi furono interventi sulla viabilità urbana, sui quartieri residenziali di espansione, sul recupero di aree dismesse.
Si registrò la crescita dei centri commerciali e della grande distribuzione nel territorio comunale e limitrofo.
Per quanto riguarda la società vi è l'aumento della popolazione straniera, soprattutto dall'Est Europa:
l'integrazione nelle scuole avviene senza problemi; vi sono dibattiti pubblici su sicurezza e servizi.
Gli anni 2007–2008 fuono caratterizzati dalla crisi economica globale innescata dalla crisi dei mutui subprime e dal fallimento della
Lehman Brothers negli Stati Uniti. La crisi ebbe anche un impatto locale. In particolare la crisi finanziaria internazionale colpì le piccole e medie imprese,
l'edilizia e il comparto manifatturiero del sandonatese. Vi furono un aumento della cassa integrazione e difficoltà occupazionali.
21 gennaio 2008: inaugurazione del Ponte dei Granatieri
Finalmente, dopo tre anni di lavoro giungeva a compimento il Ponte dei Granatieri di Sardegna sul fiume Piave,
realizzato per alleggerire il traffico dal centro di San Donà di Piave e dal Ponte della Vittoria (storico ponte che collega la SS 14 tra San Donà e Musile).
Il nome era un omaggio storico e commemorativo ai Granatieri di Sardegna — un reparto dell'Esercito Italiano che si distinse
per eroismo durante la Prima Guerra Mondiale nel settore del basso Piave. Lì, nel 1918, nelle vicinanze dell'area tra Passarella e Chiesanuova
le truppe italiane — tra cui i granatieri — contribuirono a fermare gli sfondamenti austriaci dopo Caporetto.
Si tratta di un ponte a travata in acciaio e calcestruzzo, con cinque campate — le tre centrali con luce di circa 100 metri ciascuna —
per una lunghezza complessiva di oltre 500 m. La carreggiata stradale è larga circa 16,5 metri, con spazio per il traffico veicolare e pedonale/ciclabile.
Le travi metalliche principali furono montate su pile provvisorie eccetto quella centrale sul fiume, che fu varata con grandi autogru
su entrambe le sponde per evitare sostegni in alveo.
Il ponte fu inaugurato il 21 gennaio 2008 alla presenza di Antonio Di Pietro, allora Ministro delle Infrastrutture,
Francesca Zaccariotto, sindaco di San Donà di Piave e rappresentanti di ANAS e dell'impresa costruttrice.
Nel 2009 l'Ospedale di San Donà consolidava il proprio ruolo come presidio fondamentale dell'ULSS del Veneto orientale.
Si accende però un dibattito pubblico su ridimensionamenti, accorpamenti sanitari, difesa dei servizi ospedalieri locali.
2010 · Anno cruciale: alluvione e svolta politica
Tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2010 il Veneto fu investito da un’ondata di maltempo molto intensa, con precipitazioni eccezionalmente
elevate per più giorni su buona parte della regione, incluso il bacino del fiume Piave.
In molte zone si registrarono piogge cumulativamente estremamente alte in quei giorni, con intensità tali da mettere in difficoltà
la capacità drenante dei corsi d’acqua e dei sistemi di difesa dalle piene.
Il Piave, insieme ad altri grandi corsi d’acqua veneti, salì di livello in modo significativo: la piena fu talmente rilevante
da causare allagamenti diffusi, criticità nel deflusso e preoccupazioni per gli argini anche nel basso corso, area in cui si trova San Donà di Piave.
Nel Basso Piave e Livenza la criticità fu tale che si contarono evacuazioni precauzionali in alcune zone residenziali. A San Donà, in particolare,
alcune famiglie vennero temporaneamente evacuate dalle loro abitazioni vicino agli argini e lungo vie vicine alla golena.
Il parco golenale sabbionato e allagato richiese immediati interventi di pulizia e recupero.
Il sottopasso vicino al Ponte della Vittoria fu chiuso per motivi di sicurezza ma poi riaperto quando il livello dell’acqua cominciò a scendere.
L'alluvione del 2010 in Veneto non fu un fenomeno isolato, ma piuttosto parte di un evento meteo-idrogeologico di grande scala che:
colpì oltre 300 comuni veneti, con effetti di piena idraulica nei bacini principali e criticità anche geologiche;
fu classificato tra le piene più significative degli ultimi decenni in Veneto, simile per intensità ad altri grandi eventi storici;
determinò una spesa ingente e un successivo piano di interventi regionali per la sicurezza idraulica, soprattutto lungo fiumi principali come Piave e Bacchiglione.
Corriere del Veneto
Dopo l’evento del 2010 la Regione Veneto avviò un piano di messa in sicurezza idrogeologica importante,
con opere strutturali di laminazione e rafforzamento arginale.
Negli anni successivi si cercò anche di promuovere maggiore consapevolezza dei cittadini rispetto ai rischi di piena
e alle operazioni di allerta/evacuazione, soprattutto nei comuni lungo il Piave come San Donà.